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Ghiandaia marina nella valle del Trigno

Ghiandaia marina

Ghiandaia marina

Specie rarissima in Abruzzo, le poche coppie di Ghiandaia marina nidificano tra il Sinello e il Trigno

Lungo la valle del fiume Trigno e dei suoi affluenti principali (Treste, Monnola ecc) è possibile incontrare, con un pizzico di fortuna, un uccello dalla incredibile livrea tropicale: la ghiandaia marina (Coracias garrulus).

Il 17 agosto 2010, durante un’ escursione, abbiamo avvistato 2 splendidi esemplari di questa specie nei pressi del fiume Trigno, tra Celenza sul Trigno e Tufillo (Ch) e 1 sotto Trivento (Cb).

Questa specie appartiene all’ordine dei Coraciiformi che, assieme al Martin pescatore, all’Upupa e al Gruccione, sono gli unici rappresentanti di quest’ordine presenti in Italia.

E’ una specie dalla livrea inconfondibile, ben  distinta dalla comune Ghiandaia (Garrulus glandarius), che appartiene all’ordine dei Passeriformi (v. foto a destra). Curiosamente nel dialetto dell’Alto Vastese la pica  è la Gazza, mentre la Ghiandaia comune viene chiamata pica marine, per via delle timoniere azzurre.

Non è escluso che con il termine Pica marine si facesse riferimento alla Ghiandaia marina, un tempo probabilmente più comune.

Ghiandaia comune, da non confondere con la Ghiandaia marina

Infatti, a differenza della ghiandaia comune, la ghiandaia marina ha il petto e il ventre di colore azzurro turchese, come pure il capo, mentre il dorso appare tinto di castano chiaro. In volo le ali sono molto appariscenti, di colore blu, con bordi neri.

Le ghiandaie marine  sono migratrici.  Abbandonano il loro territorio invernale in Africa e si dirigono verso l’Europa dove si riproducono.

Il loro arrivo coincide con l’inizio della primavera, quando i campi coltivati sono al massimo rigoglio e le popolazioni di invertebrati che costituiscono la loro dieta base sono più abbondanti.

Nidificano solitamente  nelle cavità di vecchi alberi o anche in  nidi abbandonati da altri specie di uccelli.

La zona segnata in giallo è quella dove nidifica durante la primavera, quella azzurra la zona di emigrazione durante la stagione fredda.

Attorno alla metà dell’estate, le ghiandaie cominciano il loro viaggio di ritorno ai territori africani in cui svernano.

Secondo la nuova “Lista Rossa” italiana appartiene alla categoria delle specie “in pericolo”; rientra quindi nel novero delle specie minacciate. La Ghiandaia marina è inoltre compresa nell’allegato I della direttiva “Uccelli” (CEE/79/409), che elenca le specie per le quali si prevedono misure speciali di conservazione sugli habitat, al fine di garantire la sopravvivenza e la riproduzione di dette specie nella loro area di distribuzione.

Ha subito sin dall’inizio del secolo un grosso decremento che l’ ha portata all’estinzione in diversi paesi europei.

Le cause sono da ricercarsi nella perdita di habitat dovuto all’intensificazione delle pratiche agricole, nell’utilizzo indiscriminato di pesticidi, nei cambiamenti climatici occorsi in alcune zone del suo areale e nella persecuzione diretta .

In Italia ha una distribuzione localizzata alle zone prospicienti le fasce costiere e alle vallate fluviali delle regioni centrali tirreniche e meridionali.

La popolazione nidificante in Italia è stimata in circa 500 coppie. Specie concentrata in Europa e con uno status di conservazione complessivamente sfavorevole“. (fonte Wikipedia)

In inglese la Ghiandaia marina è chiamata European Roller.

In Abruzzo la ghiandaia marina è segnalata come nidificante esclusivamente lungo il fiume Trigno e nelle zone limitrofe (es. torrente Monnola) con non più di 15-20 coppie.

Dagli studi condotti negli ultimi anni si è riscontrata anche in questa specie la filopatria, ovvero la tendenza di alcune specie di uccelli migratori a tornare allo stesso nido, a distanza di un anno e dopo aver percorso migliaia di km, per nutrirsi o riprodursi.

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