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La Torre della Fara di Celenza sul Trigno (Ch)

torre della fara celenza sul trigno

La Torre della Fara, tra i più importanti monumenti storici della Valle del Trigno

Tipologia: Torre.

Ubicazione: Località Fara – Celenza sul Trigno.

Utilizzazione: Fruibile.

Denominazione: Torre della Fara

Epoca di costruzione: Primo impianto: XII secolo.

Stato di conservazione: Integra, ma parzialmente integra per le grandi lacune nel paramento murario e per i conci sconnessi nella parte sommitale.

Descrizione. La torre della Fara è un esempio di torre isolata di avvistamento e di presidio.  E’ ubicata strategicamente lungo il corso del fiume Trigno e adiacente al percorso tratturale Ateleta-Biferno, ed era in collegamento visivo con gli altri centri della valle, oltre che con il vicino Santuario di Santa Maria di Canneto. La struttura cilindrica è realizzata in pietra irregolare e presenta aperture e strette feritoie.

La torre della Fara, alta circa 15 metri, con diametro alla base di circa 6 metri, e pianta interna sempre circolare, presenta la configurazione tipica delle torri di avvistamento. Tra gli elementi costruttivi riferibili a questo tipo di torre si può citare: l’assenza, almeno con i livelli attuali visibili, di mura a scarpa; la presenza di una apertura a circa un terzo dell’altezza, probabile sede di un ingresso sopraelevato; l’esistenza dei fori di alloggiamento delle travi dei solai lignei ora scomparsi; la copertura superiore con una volta a calotta ribassata.
Attualmente nella torre di Celenza non si hanno dati sulla copertura a terrazzo una volta forse merlato, dell’ambiente terraneo o sotterraneo adibito anche a cisterna d’acqua e sono stati asportati gli elementi lapidei di alcune partiture architettoniche. La torre, priva di scarpa con muratura irregolare di consistente spessore, è legata da un’ottima malta e diminuisce verso l’alto. (M. Ma.)

1) Le informazioni relative all’epoca di costruzione della Torre della Fara, alle successive trasformazioni dell’impianto e allo stato di conservazione sono state attinte da:
– G. Chiarizia, Schedatura analitica delle opere fortificate abruzzesi, in Abruzzo dei Castelli (cfr. bibliografia);
– G. Chiarizia, Elenco delle fortificazioni, in Atlante dei Castelli d’Abruzzo (cfr. bibliografia).
Queste pubblicazioni sono il frutto editoriale del trentennale lavoro di ricerca della sezione abruzzese dell’Istituto Italiano dei Castelli. Va, inoltre, specificato il fatto che, durante i sopralluoghi e a seguito di un indagine conoscitiva svolta sul territorio del Vastese, sono stati aggiunti, ove possibile, ulteriori dati.

Galleria fotografica

Bibliografia:
– Abruzzo dei Castelli. Gli insediamenti fortificati abruzzesi dagli Italici all’Unità d’Italia, Pescara, 1993;
– Atlante dei Castelli d’Abruzzo. Repertorio sistematico delle fortificazioni, Pescara, 2002;
– M. Massone, Proposta di intervento per il DOCUP Abruzzo – 2000-2006 [azione ammessa ma non finanziata per limiti delle risorse], Archivio Lightship, Vasto, 2003 (Archivio Comune di Furci);
– M. Massone, Progetto di recupero Beni culturali e valorizzazione “Torre della Fara”, relazione, Vasto, 2005.

Antologia:
A. R. Savino, Celenza sul Trigno. Il Borgo dell’Arca medievale in Cammini Europei ’96. Itinerari Culturali nella “Terra di Confine”, Vasto (Ch), 1996 «Del patrimonio antico fanno parte anche numerosi palazzi con cortili e la torre longobarda, sita in località Fara».
Da  M. Massone, Progetto di recupero Beni culturali e valorizzazione “Torre della Fara”, relazione, Vasto, 2005, pp. 3-5
«La Torre della Fara di Celenza sul Trigno è un indiscutibile e rilevante monumento architettonico (in un probabilissimo più esteso sito archeologico) del medio corso della Valle del fiume Trigno.
Al presente la Torre della Fara e la torre campanaria della chiesa benedettina di S. Maria del Canneto rappresentano gli unici elementi architettonici e paesaggistici (ci si limita a queste qualità prevalenti) del sistema insediativo fluviale.
La valle del Trigno è notoriamente ricchissima di presenze preromane e romane, era interessata da un importante asse viario medievale (come non pensare al naturale percorso fluviale dei corsi d’acqua Volturno-Trigno che collegavano, Montecassino, S. Vincenzo al Volturno alla foce del fiume Trigno e oltre il mare), era intensamente attraversata, in epoca moderna, dalla fitta rete di tratturi, bracci, tratturelli, riposi, guadi ecc.
Sono scomparsi nel tempo i mulini presenti lungo il corso del fiume, i resti di ponti risalenti all’età romana, si è persa ogni traccia della Torre Saracena a guardia della foce del Trigno, mentre attendono una indagine archeologica e una attività di restauro i resti del monastero fluviale (come S. Maria di Canneto, S. Vincenzo al Volturno, S. Clemente a Casauria) dei Santi Vito e Salvo in territorio di San Salvo .
Si è accennato ad alcuni elementi architettonici senza nessuna pretesa di completezza per cercare di immaginare un contesto ambientale, insediativo e viario ben diverso da quello attuale contrassegnato da un asse stradale parallelo al fiume, da puntuali presenze di aree artigianali e industriali, da manufatti stradali di collegamento verso i paesi e dalla stessa valle.
Il sistema insediativo della valle del Trigno viene, via via, allargato alle colline più basse ove spiccano i numerosi e importanti resti delle ville romane (Cupello, Roccavivara, Mafalda, etc.) e Castello Manno in territorio di Lentella, insediamento templare e cistercense collocato strategicamente nel luogo della confluenza del fiume Treste con il Trigno nel guado detto di Pietra fracida.
Il quadro può essere completato con la relativa rete di insediamenti di media e alta collina che si affacciano sulla valle da San Salvo – Montenero di Bisaccia sino a Schiavi d’Abruzzo – Trivento.
Questi centri, anche se profondamente trasformati e alterati nella loro configurazione esterna e paesaggistica caratterizzata un tempo da case-mura, case-torri, torri, porte urbiche, porte urbiche turrite, mura, ecc. sono ancora riconoscibili (e oggetto di studio e ricerca).
Tra questi spiccano ancora per l’imponenza o il particolare incastro paesaggistico (oggi), logistico-difensivo (ieri): Fresagrandinaria e Dogliola e i borghi lineari (arroccati su un crinale bifacciale) di Tufillo e Celenza sul Trigno, per fare degli esempi.
È completamente scomparso, anche se si percepisce l’importanza del centro fortificato di Ripalta Vecchia (Mafalda) in procinto di essere, a breve, in parte recuperato.
In maniera sicuramente non esaustiva, si è cercato di fornire dei dati sulle “presenze storiche” della valle in una rapida esposizione che va dagli insediamenti preromani e romani a quelli benedettini, dai centri incastellati agli ospedali, ai conventi (per dare delle sommarie definizioni) degli ordini ospedalieri (ben radicati oltre Lentella nel basso Molise) e degli ordini mendicanti, in primis, i francescani con gli osservanti e i cappuccini, strategicamente presenti, con una fitta rete, per la transumanza e il controllo evangelico e socio-economico del territorio rurale della valle.
Questi cenni erano necessari per spiegare che la riduttiva definizione di torre di passo o di torre di vedetta della Torre della Fara, risulta semplificativa (e riduttiva) per il monumento e l’intera valle.
Il toponimo di origine longobarda ha anche contribuito a rendere un’immagine leggendaria della torre, che può non guastare se accompagnato da una seria indagine conoscitiva, una ricerca storica e uno studio integrato del “sistema fluviale”.
L’ attuale torre, oggi isolata da qualsiasi manufatto murario e/o architettonico, si presenta a pianta circolare con le murature quasi verticali rispetto all’attuale piano di campagna.
La torre ha molta affinità con la torre del Castello marchesale di Palmoli, somiglianza, di difficile lettura, in quanto questa torre, in epoca moderna, è stata inglobata da una più ampia torre poligonale.
La Torre della Fara, da una prima ricerca nei repertori fotografici, può essere apparentata ad altre torri isolate del Molise (area alto-molisana) e dell’Abruzzo (area marsicana ed aquilana). Anche i questi casi, dai dati in nostro possesso, non è stata effettuata una indagine conoscitiva interdisciplinare. Per la particolare situazione con molti punti oscuri, del monumento e dell’intero sistema insediativo-fluviale, è necessario procedere ad una seria ricerca, oltre che alla messa in sicurezza del monumento, alla recinzione dell’area e all’allestimento di opere per la immediata fruizione del bene culturale».

Fonte: Le informazioni sulla Torre della Fara sono state tratte dal sito http://www.trignosinelloturismo.it/

Altre informazioni: 

La Torre della Fara (Wikipedia)

Potrebbe interessarti anche:

Santuario di Santa Maria del Canneto, Roccavivara (CB)

 

2 comments to La Torre della Fara di Celenza sul Trigno (Ch)

  • Lucia Menna

    Finalmente sono riuscita ad avere notizie “serie” sulla famosa Torre della Fara di Celenza. Sono appassionata di siti storici e di scavi archeologici e per me, celenzana di adozione, era una sfida riuscire ad avere una conoscenza, anche sommaria, del territorio.
    Grazie anche per la bibliografia che merita di essere consultata.

  • admin

    Grazie davvero Lucia! E’ nostra intenzione, per quel che è possibile, recuperare, dalla rete e da altre fonti (edite ed inedite), il maggior numero di materiali possibili sui nostri territori, in particolare sulle bellezze archeologiche e naturalistiche e metterle a disposizione dei nostri lettori e dei visitatori! Sui nostri territori sono stati compiuti molti studi (ad esempio dall’architetto Vladimiro Furlani, dall’archeologo Davide Aquilano, dallo storico Costantino Felice, ecc.). Non è facile però avere accesso a tali informazioni attraverso la rete…noi vogliamo facilitare questo compito: racchiudere un pò di informazioni (storiche, ambientali ecc.) in un unico sito. Speriamo di migliorare nella nostra opera, e per far ciò, a dire il vero, confidiamo molto nell’aiuto e nei suggerimenti e consigli delle persone attente e attive come Lei, Lucia! Grazie ancora e…a presto!

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