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Riflessioni antropocentriche sull’importanza della biodiversità

Cos’è la biodiversità? Perché è importante saper riconoscere le piante e gli animali? Il valore della biodiversità come principale risorsa rinnovabile del Pianeta

biodiversità

Innanzitutto, che cos’è la biodiversità?

La biodiversità o diversità biologica, secondo la definizione della scienza ecologica costituisce la molteplicità di organismi viventi, nelle loro diverse forme, e dei rispettivi ecosistemi. Comprende l’intera variabilità biologica: di geni, specie, nicchie ecologiche ed ecosistemi. Le risorse genetiche sono considerate la componente determinante della biodiversità all’interno di una singola specie.

Quante sono le specie descritte dalla scienza? In totale sono circa 1,75 milioni, mentre il numero delle stimate oscilla tra i 3,63 e più di 111 milioni. Nuove specie vengono scoperte e aggiunte continuamente al totale generale. La principale minaccia alla biodiversità è l’estinzione delle specie.

Esistono numerosi e importanti motivi per cui è necessario mantenere un’elevata biodiversità sia a livello nazionale che locale. La perdita di specie, sottospecie o varietà comporta infatti una serie di danni. Questi possono raggrupparsi come:

  • danni ecologici, perché comporta un degrado della funzionalità degli ecosistemi;
  • danni culturali, perché si perdono conoscenze e tradizioni umane legate alla biodiversità;
  • danni economici, perché riduce le risorse genetiche con il loro potenziale sfruttamento economico.

Riportiamo un esempio tratto da Wikipedia: due specie di rane australiane del genere Rheobatrachus, che incubavano i propri piccoli nello stomaco, secernevano una proteina che inibiva la produzione di succhi gastrici che poteva risultare utile per lo sviluppo di nuovi medicinali per l’ulcera gastrica o altri disturbi. Purtroppo queste rane si sono estinte e si è conseguentemente persa la possibilità di studiare e produrre tale farmaco.

Ognuno di noi, nel piccolo e localmente, con i proprio comportamenti può contribuire a conservare o a….distruggere la biodiversità.

In che modo? Ogni anno, soprattutto in Primavera e in Estate, capita spesso di dover commentare episodi di animali uccisi perché considerati, a torto, pericolosi. Specialmente Rettili e Anfibi.

Siamo nell’era dell’informazione, tutti sono connessi a tutto e possono, se vogliono, conoscere ogni cosa. Eppure, nonostante questa overdose di informazioni, ancora ci troviamo a dover ribadire che i serpenti in Italia, per la stragrande maggioranza, non sono pericolosi e che, anche se lo fossero (vipere), risultano molto meno letali di molti prodotti chimici di cui sono piene zeppe le nostre case. Pensiamo a quale rischio rappresentano per i nostri bambini detersivi, solventi, vernici, sostanze caustiche, farmaci, antiparassitari, cosmetici ecc. I casi di avvelenamento accidentale dovuto agli agenti chimici domestici sono, purtroppo, spaventosamente alti e non sono minimamente paragonabili, ad esempio, con le morsicature di serpenti velenosi. In questo senso vale la pena di leggere attentamente lo studio dell’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Roma sugli Avvelenamenti e incidenti domestici, sugli alti rischi di intossicazione dei piccoli nell’ambiente domestico. Dalle statistiche emerge che ben l’83% degli avvelenamenti avviene proprio tra le mura domestiche e più della metà delle richieste di intervento (56%) riguardano la fascia d’età 0-14 anni. In particolare da 1 a 4 anni si registra un numero di avvelenamenti-intossicazioni pari a circa il 40% del totale. Se dividiamo questa percentuale per il numero di anni a cui si riferisce, ovvero 3 anni, otteniamo una media del 13% per ogni anno d’età. Possiamo ipotizzare che nel corso del secondo anno d’età (così come del terzo e del quarto), il bambino abbia circa il 13% di probabilità di andare incontro a un’intossicazione o avvelenamento.

Questo accade perché nella fascia da 1 a 4 anni il bambino acquisisce la posizione eretta e può dunque spostarsi liberamente per la casa e soprattutto acquista maggiore autonomia motoria. Riesce inoltre ad aprire tutti gli sportelli o cassetti a sua portata e a svitare i tappi delle confezioni dei prodotti, venendo così in contatto con sostanze caustiche, detersivi o medicinali. Inoltre non è ancora terminata la fase orale, quella in cui la conoscenza degli oggetti avviene mettendoli in bocca…

Per arginare questo grave problema, ci sentiamo di consigliare questa utile guida, per prevenire le intossicazioni e aumentare i livelli sulla sicurezza del bambino in casa.

Perché allora molti temono i serpenti più di altre potenziali minacce? L’istinto naturale di spavento di fronte alla vista di una serpente è una risposta naturale ed istintiva che conserviamo sin dall’era primordiale. Gli uomini primitivi, che vivevano di quanto offriva la Natura, dovettero sperimentare direttamente sulla propria pelle l’estrema pericolosità di molte piante e animali velenosi.

La capacità di riconoscere piante e animali pericolosi era una necessità fondamentale, assolutamente vitale. Essere incapaci di distinguere una specie pericolosa significava scommettere con la morte. Conoscere e trasmettere le proprietà e le virtù delle piante, dei funghi, dell’acqua, dei minerali significava garantirsi la sopravvivenza.

Nel corso del tempo, grazie all’intelligenza e alla grande capacità di adattamento, la nostra specie ha imparato sempre di più a sapersi difendere e ad utilizzare a proprio vantaggio le forze della Natura.

A partire dall’era moderna, molte teorie economiche, politiche, filosofiche e religiose  hanno avuto come fondamento di base il dominio e il controllo assoluto dell’uomo sulla Natura. Le teorie del dominio sulla Natura si sono rafforzate ancora di più nell’era digitale.

I social network, la virtualità e molte altre fantascientifiche evoluzioni che stiamo vivendo nell’era contemporanea, stanno creando ancora di più l’illusione dell’onnipotenza dell’uomo. Le meraviglie della tecnologia possono far credere che il mondo reale (ovvero la Natura), sia limitato, secondario, superfluo e che la specie umana sia la dominatrice assoluta della Terra.

CONOSCO (quindi) CAPISCO (perciò) RISPETTO

Questa dovrebbe essere una regola basilare della sopravvivenza umana.

biodiversita_agricolaOggi la maggioranza delle persone considera la conoscenza delle specie animali e vegetali una abilità non necessaria, non fondamentale.

Diamo molta più importanza alle regole e ai “pericoli” della complessa società civile, del web, del vissuto quotidiano.

Eppure, con frequenza,  siamo costretti a fare i conti con la realtà, con l’estrema debolezza ed impotenza della nostra specie di fronte alle manifestazioni imprevedibili e alle forze estreme che dominano la Terra e l’Universo.

La realtà è che non solo – ovviamente-  non ci “libereremo” mai dalla Natura, ma è urgente acquisire la consapevolezza, nuova e antichissima allo stesso tempo, che vede la specie umana parte integrante della Natura e ad essa indissolubilmente legata.  La nostra specie deve cominciare ad agire, secondo il principio responsabilità di Hans Jonas . Questa necessità è ben espressa anche da Papa Francesco nella straordinaria Enciclica LAUDATO SI’.

A partire dal XX secolo, la specie umana ha sviluppato capacità distruttive inconcepibili, in grado di autodistruggere la nostra stessa specie. Parallelamente al rischio di un’ecatombe nucleare, al pericolo reale di un’estinzione di massa, in molti umani è cresciuta la sensibilità, la consapevolezza e l’etica ambientale. Le problematiche della società industriale e post-industriale estese anche all’Estremo oriente impongono con urgenza regole nuove ed un radicale cambio di paradigma, di tecnologie e modelli produttivi. I cambiamenti climatici, la perdita della biodiversità e molti altri temi ambientali al giorno d’oggi sono al centro di innumerevoli conferenze e accordi internazionali. Segno che la crisi ambientale non è più una questione che preoccupa solo gli ambientalisti.

Sono diventate evidenti le conseguenze dello scioglimento dei ghiacci, la tropicalizzazione dei mari, la deforestazione, la desertificazione, l’inquinamento massiccio di acqua, terra ed aria.

Anche a livello locale siamo chiamati a fare la nostra indispensabile parte. Nei nostri territori dobbiamo conservare gli habitat in cui vivono le specie animali e vegetali in quanto serbatoi di Vita. I boschi, i fiumi, le montagne, il laghi, il mare sono indispensabili laboratori naturali in cui il processo di evoluzione deve poter continuare indisturbato.

Le piante e gli animali, non solo sono fonte di ossigeno e di cibo, e già basterebbe, ma di cure e medicine. Dai principi attivi presenti nelle piante e anche nel veleno di serpenti e altri animali velenosi si ricavano farmaci che ogni anno salvano milioni di vite.

prunus-spinosa

Prugnolo (Prunus spinosa). Nella valle del Trigno è stato oggetto di ricerche per un farmaco antitumorale

Personalmente credo fermamente che dallo studio e dalla conoscenza del mondo naturale troveremo  un giorno la cura per il male del secolo. E noi abruzzesi-molisani lo sappiamo bene, visto che abbiamo appreso con orgoglio del nuovo farmaco anti-tumorale naturale ricavato da una pianta assai frequente nella Valle del Trigno. Questo dimostra che possiamo trovare la cura delle malattie che affliggono la nostra salute grazie alla conoscenza e allo studio delle piante e degli animali che sono intorno a noi, anche da quelle che apparentemente sembrano dannose o inutili!

Oggi la difesa e la conservazione della biodiversità rappresenta un obbligo morale e normativo che tutti siamo chiamati a rispettare. Ogni territorio, a livello locale, deve fare la sua parte.

Fermare la perdita della biodiversità dovuta alla rarefazione e all’estinzione delle specie floro-faunistiche deve concretizzarsi nella realizzazione di aree naturali protette anche nell’Alto Vastese. Lo diciamo da anni! La rete dei Siti di Interesse Comunitario presenti nel vastese collegati tra loro lungo i corridoi ecologici naturali e adeguate norme  di tutela sono già funzionali allo scopo! 

Anche se volessimo limitarci ad una visione strettamente antropocentrica ed utilitaristica della Natura  (tutto esiste per soddisfare le nostre necessità e desideri), senza scomodare i principi molto più complessi teorizzati dall’ecologia profonda*  la perdita della biodiversità si riflette direttamente sulla nostra vita e sulla nostra salute. Difendere la biodiversità significa conservare la più importante risorsa naturale rinnovabile del Pianeta!! 

Tutte le specie sono potenzialmente vitali per la nostra sopravvivenza e/o per quella dei nostri figli. Sta a noi, l’unica specie che si ritiene intelligente trovare il perché e il come. Questo significa che la conservazione della biodiversità, in ogni angolo del Pianeta, deve trovare riscontro reale, pratico, concreto, perché questa è una responsabilità che non possiamo delegare a nessuno.

La nostra civiltà crede di essere evoluta, ma lo sarà veramente solo quando riuscirà a comprendere il significato semplice e profondo del pensiero dei popoli indiani:

Quando l’ultimo albero sarà morto, quando l’ultimo fiume sarà stato inquinato e l’ultimo pesce sarà stato catturato, solo allora vi renderete conto che non si può mangiare il denaro.

Intanto iniziamo a conoscere un po’ meglio gli habitat  e a rispettare di più i Rettili e gli Anfibi che convivono nel nostro territorio.

E’ già un inizio.

Articolo di Ivan Serafini
L’Ecologia profonda descrive se stessa come profonda poiché è interessata alle domande filosofiche fondamentali sul ruolo della vita umana come parte dell’ecosfera, distinguendosi dall’ecologia come branca delle scienze biologiche, così come dall’ambientalismo meramente utilitaristico basato sul benessere dei soli umani.
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