Centro Studi Montagna Vastese

ivan serafini

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Il tortarello abruzzese: un prodotto ortofrutticolo di pregio che merita il riconoscimento IGP

Il tortarello (Cucumis melo var. flexuosus), è una pianta rustica erbacea annuale, appartenente alla famiglia delle Cucurbitacee.  Si tratta di una particolare varietà di melone, utilizzato come ortaggio. Si raccoglie ancora immaturo e si consuma crudo alla stessa maniera del cetriolo.

E’ un prodotto coltivato nel versante adriatico dell’Italia meridionale,  in particolare in Abruzzo, Molise e Puglia. Si tratta di un ortaggio poco conosciuto al di fuori delle aree di produzione, coltivato prevalentemente su scala familiare, che rischia di scomparire.

Del tortarello sono note 3 varietà: il tortarello abruzzese, il tortarello barese, il tortarello siciliano (detto cetrangolo o cocòmmero).

Il frutto del tortarello abruzzese è di colore verde chiaro, lungo dai 45 agli 80 cm. Presenta un aspetto ritorto, in particolare nella parte terminale del frutto. La  buccia, non tomentosa, presenta scanalature longitudinali.  I frutti si raccolgono, ancora immaturi, solitamente quando raggiungono i 40-50 cm.  E’ una pianta facile da coltivare, a rapido accrescimento, vigorosa e molto produttiva. Si presta particolarmente bene alle coltivazioni biologiche. In Abruzzo è coltivato soprattutto sulla costa, lungo le vallate dei fiumi e nella medio-bassa collina. La produzione si concentra prevalentemente  in provincia di Chieti,  soprattutto nel vastese e nella calda valle del Trigno, dove è ampiamente diffuso anche in territorio molisano.  Nel vastese e nel vicino Molise,  il tortarello sostituisce quasi integralmente la coltivazione ed il consumo del cetriolo. Localmente viene chiamato, al femminile, ” (la) turtarelle” in Abruzzo e la turtanelle in Molise.

Il tortarello verde barese, coltivato prevalentemente in Puglia, è di colore verde scuro,  con la buccia che presenta una leggera peluria caduca. Si consuma allo stesso modo del tortarello abruzzese. Altri ortaggi simili, coltivati in particolare nel leccese, sono anche il carosello e il barettiere.

Il tortarello siciliano, coltivato prevalentemente in Sicilia, per caratteristiche e sapore è molto simile al torarello barese, ma possiede diametro decisamente più sottile (massmo 4/6 cm). E’ chiamato localmente “cocòmmero” o “cetrangolo”.

Il tortarello è un alimento caratteristico della dieta mediterranea, consumato fresco nella stagione estiva. Può essere utilizzato anche senza togliere la buccia. Molto gustoso, si presta ad essere consumato da solo, con l’aggiunta di un pizzico di sale o condito con aceto e olio.  La ricetta classica del vastese  e dell’Abruzzo in generale, è in insalata assieme al pomodoro, condito solo con olio e sale o con l’aggiunta, a secondo delle tradizioni di famiglia, di aglio, cipolla, origano, sedano o peperoni verdi.  E’ molto ricco di acqua e possiede proprietà  rinfrescanti, depurative e che facilitano le funzioni urinarie. Il tortarello è decisamente più digeribile del cetriolo ed è raramente amaro, come talvolta accade per quest’ultimo.

Il tortarello abruzzese è un prodotto tipico, sano e gustoso che merita di essere apprezzato e valorizzato.

Per le sue caratteristiche e qualità organolettiche, per preservare le varietà locali del ristretto areale di produzione, è assai auspicabile che il tortarello abruzzese e molisano venga riconosciuto come prodotto IGP (Indicazione Geografica Protetta).

L’ IGP,  infatti, indica un marchio di origine che viene attribuito dall’Unione europea a quei prodotti agricoli e alimentari per i quali una determinata qualità, la reputazione o un’altra caratteristica dipende dall’origine geografica, e la cui produzione, trasformazione e/o elaborazione avviene in un’area geografica determinata.

Il tortarello, dunque,  va a buon diritto ad aggiungersi alle altre eccellenze alimentari abruzzesi e del vastese in particolare.

Articolo di: Ivan Serafini

Approfondimenti.

Caratteristiche e coltivazione del tortarello abruzzese

Caratteristiche e coltivazione del tortarello verde barese

Carosello e barettiere

  • GIORGIO CARRONE

    quale e’ il modo migliore per coltivare il tortarello abruzzese

  • admin

    Gent.mo Giorgio,
    la coltivazione del tortarello abruzzese è abbastanza semplice in clima mediterraneo. Sostanzialmente si coltiva in modo simile al Melone, che ha caratteristiche ed esigenze quasi identice.In pieno campo si semina, a seconda della latitudine, tra marzo e maggio. Occorre seminare in postarelle distanti 1,5 – 2 m. Il terreno deve essere ben lavorato, sciolto, drenato, meglio se ben dotato di sostanza organica. Se viene effettuato il trapianto di piantine occorre prestare molta attenzione nel non danneggiare le radici. Le piantine una volta attecchite crescono molto velocemente e in modo vigoroso, allungandosi in tutte le direzioni. A mio avviso non è necessaria la cimatura (come per il melone), ma può essere una soluzione se non si dispone di molto spazio e si vuole aumentare la produttività. E’ una pianta esigente in termini di luce e calore e richiede sarchiature frequenti. Piccole coltivazioni non richiedono particolari trattamenti. La pianta può essere attacata da afidi e altri insetti e soffrire di squilibri idrici. Le irrigazioni devono essere frequenti nel periodo estivo altrimenti la pianta si dissecca facilmente. E’ utilissima la pacciamatura per limitare tenere lontani i frutti dal suolo, trattenere l’umidità, ostacolare le infestanti.
    Teme abbastanza il vento. Non occorrono tutori.
    Come tutte le Cucurbitacee non va ripiantato nello stesso posto prima di 3-4 anni. Il tortarello può essere consumato anche non maturo, come il cetriolo ma, a differenza di questo, conserva (e forse migliora) la gustosità anche quando è maturo. Buona coltivazione e…buon appetito! Ivan

  • Giovanni

    Non ne conoscevo l’esistenza fino a 8 anni fa, quando ho conosciuto mia moglie che è di Favara (provincia di Agrigento). Lì ce ne sono a bizzeffe e li vendono ovunque a prezzi bassissimi (magari non sono proprio gli originali abruzzesi ma sono uguali, a volte un po’ più scuri di quelli nella foto); li chiamano “cocòmmeri”. In ogni caso anche a Palermo, nei principali mercati storici, mi sono accorto che c’è chi lo vende (ma sono più rari e meno consumati dei “classici”). A Favara li mangiano semplicemente con olio, sale, aceto (a volte) e magari un po’ di pepe (per chi lo vuole). Sono buonissimi, almeno, a me piacciono tantissimo. Insieme a questi, a Favara e nello stesso periodo, si vende anche una sorta di cetriolo più tozzo e corto (molto più corto del classico), a forma di “uovo” dal colore verde chiaro, ma non ne conosco il nome. L’altro giorno girando per il mercato storico della città di Palermo, Ballarò, ho trovato un tizio che vendeva semi in buste e tra questi c’erano quelli del cetriolo tortarello. Mi piace “sperimentare” e, purtroppo, non avendo un terreno, li ho piantati in un ampio vaso in terrazza (dubito che si svilupperanno, ma tentar non nuoce). Le piantine sono comunque spuntate e sono appena nate (nella busta era indicato anche Agosto come ultimo mese di semina). Non so se Lei può darmi consigli in merito ad un problema o ad una “credenza” che ho ascoltato nel favarese; qualche mese fa ho assaggiato una insalata di tortarelli a casa dei miei suoceri. Uno dei tre risultava molto amaro (non sapevo potessero essere anche così amari, ma a me è piaciuto lo stesso, amo l’amaro nelle verdure e negli ortaggi; l’ho mangiato solo io!), non era mai successo. Mio suocero e mio cognato (che li coltivano nel proprio terreno) mi hanno detto che poteva capitare, magari se la pianta non era stata “pizzicata”. A Favara tendono a “pizzicare” la pianta, cioè a staccare una gemma della pianta già sviluppata e con qualche cetriolo già spuntato, con l’aiuto delle semplici unghia del pollice e dell’indice; la gemma se non ricordo male era di colore verde e giallastro. Facendo ciò, dicono, i cetrioli non vengono amari, altrimenti, se si lasciano crescere queste gemme il cetriolo o gran parte di essi diviene amaro e immangiabile per molti. E’ vero? Davvero la gemma lasciata crescere può dare l’amaro al cetriolo? Oppure sono altri fattori i responsabili di questo sapore per molti sgradevole? Molti anni fa mio fratello mi raccontò che un suo amico raccolse dei cetrioli (non so però quale specie) in maniera particolare; prima di toccarlo con le mani e maneggiarlo lo recideva dalla pianta per, poi, raccoglierlo. Diceva che se lo si prendeva prima, se lo si manipolava magari per facilitare il taglio, veniva amaro. Sembrano tanti, quindi, i rimedi per evitare che i cetrioli siano amari. Qual è quello vero e quali sono quelli meno veitieri? Grazie.

  • http://www.altovastese.it admin

    Gentile Giovanni, il tortarello, è diffuso nel sud Italia, soprattutto lungo il versante Adriatico, in particolare in buona parte dell’Abruzzo, Molise e Puglia. Le varietà più note sono il tortarello abruzzese, dalla buccia chiara ed il tortarello barese, dalla buccia scura.
    Il tipo che hai visto a Palermo potrebbe essere il barattiere o il carosello, 2 interessantissime Cucurbitacee coltivate prevalentemente in Puglia.
    In Sicilia, soprattutto nel catanese, un’amica mi ha parlato di una cucurbitacea molto simile al tortarello abruzzese che localmente è chiamato “citrangolo”. Ho trovato solo 1 fota in rete qui: http://www.cookaround.com/yabbse1/showthread.php?t=208405. E’ molto simile al tortarello, con buccia scura, assai scanalata ma molto più sottile rispetto al tortarello abruzzese! Secondo me è quello che hai visto tu! Mi piacerebbe molto assaggiarlo, deve essere buonissimo.
    In merito, invece, agli esemplari di sapore amaro che, a dire il vero, capitano molto meno frequentemente rispetto al cetriolo comune, non credo che pizzicandolo e eliminando le gemme apicali (maschili) si possa ovviare al problema. Sono metodi empirici che non hanno fondamento. La spiegazione più scientifica, invece, è che l’amaro è dovuto ad elevata presenza di cucurbitacina che è causata molto probabilmente dagli stress idrici.
    Un’altra precauzione è piantare cocomeri, meloni, zucchine, cetrioli e toratarelle lontanissime tra loro (almeno 10 m) per evitare possibili impollinazioni. cordiali saluti, ivan serafini

  • Giovanni

    Gentile Ivan, credo sia proprio il “citrangolo”(non ne conoscevo il nome), grazie; in effetti adesso vedo le differenze con il tortarello. Come le dicevo dalle parti di Favara lo chiamano invece “cocommero”. Se vuole può mandarmi il suo indirizzo tramite posta elettronica (può rispondere all’ indirizzo e-mail che le ho scritto per lasciare il commento) e proverò a farmi dare alcuni semi da mio suocero o mio cognato per spedirli e permetterle di assaggiarli se ha la possibilità di piantarli e raccogliere i cetrioli una volta maturi :)

  • http://www.altovastese.it admin

    Certamente Giovanni! con grande piacere, ti scriverò il mio indirizzo da altovastese@gmail.com! Sono un appassionato di botanica e di orticoltura e mi piace particolarmente sperimentare “nuove” colture. E magari possiamo fare un gemellaggio Favarese-Vastese attraverso lo scambio di semi :-) io ti spedirò quelli del tortarello abruzzese, se ti fa piacere.
    Carissimi saluti alla vs splendida terra!
    Ivan Serafini

  • giuseppe bianca

    molto interessante l’argomento in questione trattato. Mi ha suscitato in mente il particolare dell’autofecondazione avendo nell’orto diverse specie di Cucurbitacee, e che impollinandosi tra loro tramite le api possono dar origine a nuove specie. Un tempo inesistenti certe tipologie di ortaggi, sono oggi presenti sul mercato. Vale la pena sperimentare a questo punto solo per un semplice fattore di introduzione riguardante nuove specie. Buon lavoro a tutti gli appassionati di botanica.