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Il passero solitario. Tra natura e poesia

Famoso grazie al poeta Leopardi, il Passero solitario viene confuso con il comune Passero domestico. Descrizione, caratteristiche curiosità di una specie poco conosciuta

passero solitarioIl passero solitario è famoso soprattutto grazie alla poesia di Giacomo Leopardi. Qualcuno potrebbe pensare che il passero che Leopardi vede sulla torre campanaria di Recanati sia un comune passero domestico avente abitudini solitarie…

Si tratta, invece, di una specie ben distinta, appartenente alla Famiglia dei Muscicapidae,  che ricorda nell’aspetto generale assai più un merlo che un passero. Leopardi, letterato di vastissima cultura e profondo osservatore della Natura, conosceva molto bene questa specie bellissima, le sue abitudini e le sue caratteristiche.

Descrizione. Il passero solitario ha una lunghezza di circa 20 centimetri e, ad un primo sguardo, può somigliare vagamente ad un merlo.
Il maschio, però, è facilmente riconoscibile in quanto presenta un piumaggio blu grigio intenso. D’inverno appare nerastro. La femmina è bruno bluastra superiormente, più chiara di sotto, finemente barrata di bruno grigio.  Nerastri sono anche il becco e le zampe.
Caratteristiche sono anche le zampe, con dita molto allungate. Abitualmente si vede posato sulle rocce, su vecchi muri o tetti di abitazioni, con le ali cadenti e la coda relativamente corta aperta a ventaglio, sparendo alla vista non appena lo si avvicina. Possiede un comportamento ritirato e solitario, ad eccezione del periodo riproduttivo, in cui è possibile osservarlo in un particolari volo nuziale verticale. Il maschio e la femmina costruisco il nido insieme, nei crepacci delle rocce o sui fabbricati. I nidi vengono costruiti in zone impervie, di difficile accesso ai predatori di nidiacei. La femmina depone fino a mezza dozzina di piccole uova di colore solitamente azzurrognolo. Entrambi i sessi si prendono cura dell’alimentazione della prole.

Alimentazione. Si nutre prevalentemente di insetti, piccoli molluschi, vermi e, talvolta, di bacche selvatiche.

Habitat: vive in regioni deserte, montagnose, rocciose e sulle scogliere. Si è adattato bene anche  a vivere  in alcune città, soprattutto se presenti costruzioni elevate. Nidifica in ambienti rupestri mediterranei costieri o interni.

Etimologia del nome e comparazione del significato nelle altre lingue europee. Come si può facilmente immaginare, il suo nome  ha origine dall’abitudine di rimanere solitario, evitando i suoi simili e gli uccelli di altre specie. Solo durante il periodo riproduttivo lo si può scorgere in coppia. Per quanto riguarda le cure parentali, entrambi i genitori si prendono cura dei piccoli che, come si vede nell’interessante video-webcam sotto riportato, sono perennemente affamati! Si distinguere bene anche la tipologia di alimentazione del nidiaceo di Passero solitario. Il Passero solitario  in inglese è chiamato Blue Rock Thrush, in tedesco Blaumerle, in spagnolo Roquero solitario, in francese Monticole Merle-Bleu, per le altre lingue vedi qui.

Distribuzione e Status in Italia.   Si tratta di una specie diffusa nelle aree europee a clima temperato e in quelle a clima simile o più caldo di Africa e Asia.  In Italia è specie parzialmente sedentaria, migratrice e nidificante in tutta la penisola, Sicilia e Sardegna. E’ assente in vaste aree della Pianura Padana, della Puglia, sulle Alpi e sulle cime più elevate della catena appenninica. L’areale della popolazione italiana risulta essere vasto (maggiore di 20000 km², Boitani et al. 2002). Il numero di individui maturi è stimato in 20.000-40.000 e risulta stabile (BirdLife International 2004, Brichetti & Fracasso 2008). Nonostante questa stima non si basi su dati quantitativi, la specie in Italia non sembra raggiungere le condizioni per essere classificata entro una delle categorie di minaccia (declino della popolazione del 30% in tre generazioni, ridotto numero di individui maturi e areale ristretto) e viene pertanto classificata a Minore Preoccupazione (LC).

PRESENZA DELLA SPECIE IN ABRUZZO E MOLISE. In generale presente e ben distribuito in entrambe le regioni. E’ considerato non presente lungo le aree costiere e sui massimi rilievi.

PRESENZA DEL PASSERO SOLITARIO NEL VASTESE. Non segnalato nell’area costiera, nell’ Alto Vastese, il Passero solitario è specie storicamente ben conosciute, attualmente però è presente con poche coppie e mai comune. Frequenta e nidifica abitualmente in ambienti rocciosi, nei centri storici di alcuni paesi dove nidifica di preferenza nelle vecchie abitazioni. Il Centro Studi Alto Vastese ne ha accertato la  nidificazione in un fabbricato in costruzione a Celenza sul Trigno. Altre osservazioni sono avvenute nel comune di Torrebruna (Colle Carunchino) e nel territorio di Castiglione Messer Marino. In generale, nel Vastese  la specie appare in declino, con un vistoso calo numerico di esemplari soprattutto nei centri storici. La causa potrebbe derivare dall’utilizzo massiccio di pesticidi e alle continue disinfestazioni estive contro mosche e zanzare?

Minacce alla sopravvivenza della specie. Principali minacce alla sua sopravvivenza sono rappresentate dalla trasformazione degli habitat di nidificazione e dal disturbo antropico nei siti di nidificazione.

SPECIE SIMILI: il CODIROSSONE (Monticola saxatilis)

Il Codirossone (Monticola saxatilis) appartiene alla stessa famiglia del Passero solitario. Eccolo fotografato a Castiglione M.M. (foto di Ivan Serafini)

Il Codirossone (Monticola saxatilis) appartiene alla stessa famiglia del Passero solitario. Eccolo fotografato a Castiglione M.M. (foto di Ivan Serafini)

Nel Vastese abbiamo accertato la presenza anche del bellissimo Codirossone (Monticola saxatilis), appartenente alla stessa Famiglia del Passero solitario. I volontari del Centro Studi Alto Vastese hanno fotografato esemplari di Codirossone nell’estate 2015 tra Castiglione Messer Marino, Roio del Sangro e Montazzoli nell’area di Monte Castel Fraiano, in cui è presente una colossale centrale eolica. Su Monte Castel Fraiano nidificano numerose specie di uccelli rari e protette (tra cui Averle, varie specie di Alaudidi e rapaci).  Occorrerebbero studi per verificare l’impatto degli aerogeneratori sull’avifauna, sulla flora e anche sulle persone che abitano a poca distanza dalle torri. Nel Vastese non sono stati resi noti studi sugli impatti avvenuti PRIMA e DOPO l’istallazione delle pale eoliche. Si tratta di una grave carenza che mette a rischio la biodiversità ambientale e…umana di questi territori.

IL PASSERO SOLITARIO NELLA POESIA DI LEOPARDI

Leopardi non scelse a caso questa specie! Oltre alle abitudini solitarie, il Passero solitario possiede un bellissimo canto, melodioso e “triste”. Leopardi effettua una identificazione malinconica tra l’uccello e se stesso, che però risulta parziale: entrambi sono esseri soli. Leopardi è solo a causa della situazione di dolore esistenziale in cui versa. Il passero solitario, invece, desidera la solitudine per natura, non percepisce e dunque non può provare il dolore provato dal poeta, in quanto, essendo animale, è sempre felice. Tutto questo non fa che rendere ancor più bella la similitudine fra il poeta e questa specie di abitudini solitarie e schive.

Nell’occasione approfittiamo per rileggere insieme i magnifici versi composti dal grande poeta nel 1835.

Il Passero Solitario (Giacomo Leopardi)

D’in su la vetta della torre antica,
Passero solitario, alla campagna
Cantando vai finchè non more il giorno;
Ed erra l’armonia per questa valle.
Primavera dintorno
Brilla nell’aria, e per li campi esulta,
Sì ch’a mirarla intenerisce il core.
Odi greggi belar, muggire armenti;
Gli altri augelli contenti, a gara insieme
Per lo libero ciel fan mille giri,
Pur festeggiando il lor tempo migliore:
Tu pensoso in disparte il tutto miri;
Non compagni, non voli,
Non ti cal d’allegria, schivi gli spassi;
Canti, e così trapassi
Dell’anno e di tua vita il più bel fiore.

Oimè, quanto somiglia
Al tuo costume il mio! Sollazzo e riso,
Della novella età dolce famiglia,
E te german di giovinezza, amore,
Sospiro acerbo de’ provetti giorni,
Non curo, io non so come; anzi da loro
Quasi fuggo lontano;
Quasi romito, e strano
Al mio loco natio,
Passo del viver mio la primavera.
Questo giorno ch’omai cede la sera,
Festeggiar si costuma al nostro borgo.
Odi per lo sereno un suon di squilla,
Odi spesso un tonar di ferree canne,
Che rimbomba lontan di villa in villa.
Tutta vestita a festa
La gioventù del loco
Lascia le case, e per le vie si spande;
E mira ed è mirata, e in cor s’allegra
. Io solitario in questa
Rimota parte alla campagna uscendo,
Ogni diletto e gioco
Indugio in altro tempo: e intanto il guardo
Steso nell’aria aprica
Mi fere il Sol che tra lontani monti,
Dopo il giorno sereno,
Cadendo si dilegua, e par che dica
Che la beata gioventù vien meno.

Tu solingo augellin, venuto a sera
Del viver che daranno a te le stelle,
Certo del tuo costume
Non ti dorrai; che di natura è frutto
Ogni nostra vaghezza
A me, se di vecchiezza
La detestata soglia
Evitar non impetro,
Quando muti questi occhi all’altrui core,
E lor fia voto il mondo, e il dì futuro
Del dì presente più noioso e tetro,
Che parrà di tal voglia?
Che di quest’anni miei? Che di me stesso?
Ahi pentiromi, e spesso,
Ma sconsolato, volgerommi indietro.

 

Articolo di: Ivan Serafini

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