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Acquedotto delle Luci di Vasto. Italia Nostra e il comune di Vasto si costituiscono parte civile

acquedotto delle luci

In difesa dell’ Acquedotto delle Luci di Vasto, antica opera romana

 

COMUNICATO STAMPA. Il 14 febbraio scorso Italia Nostra si è costituita parte civile nel processo contro gli imputati per la distruzione di uno dei pozzi dell’Acquedotto Romano delle Luci tramite il difensore Avv. Amerigo Lanza. L’abuso si era verificato nell’agosto del 2007 lungo via San Michele, durante lo sbancamento per la realizzazione di un edificio privato (foto 1 e 2), i cui lavori sono ancora bloccati in seguito ad un altro provvedimento dell’autorità giudiziaria, che ha contestato ai proprietari il mancato rispetto delle norme del piano di assetto idrogeologico.

Italia Nostra aveva resa pubblica la sua volontà di costituirsi parte civile per iniziativa del presidente regionale, dott. Giancarlo Pelagatti, nel corso di una conferenza stampa congiunta con il responsabile dell’Associazione civica Porta Nuova di Vasto, prof. Michele Celenza. Il rinvio dell’udienza del 26 luglio al 14 febbraio 2012, ha impedito che si realizzasse quanto deciso ed annunciato allora.

Porta Nuova, come già rilevato in precedenza, non può costituirsi parte civile in casi del genere, in quanto non legittimata dalla legge nazionale (la 349/86), ma ha trovato in Italia Nostra un valido e fermo interprete delle istanze di cui è portatrice.

Da tempo, infatti, l’associazione vastese ha intrapreso, a favore dell’ Acquedotto delle Luci, una campagna di informazione secondo il metodo che da sempre l’ha contraddistinta: un primo incontro tematico, tenuto alla fine del 2010, ha fatto conoscere al pubblico questo importante monumento ed in quell’occasione, come nei giorni seguenti, l’associazione ha raccolto oltre trecento firme in calce ad una chiara ed esplicita richiesta, rivolta alla Soprintendenza per i Beni Archeologici e al Comune di Vasto, di tutela e valorizzazione del monumento.

L’iniziativa del consiglio delle sezioni abruzzesi di Italia Nostra è giunta a compimento di questa azione, inaugurando un percorso comune tra le due associazioni.

Dal momento stesso in cui si è verificata la distruzione del pozzo lungo via San Michele, Porta Nuova e la Parsifal Società Cooperativa di Vasto avevano iniziato un’azione conoscitiva, segnalando al Comune ed alla Soprintendenza alcune incongruenze evidenti tra la realtà dei fatti e quanto riportato negli strumenti di tutela territoriale. Un rinnovato impulso è stato dato alle ricerche dal dott. Andrea Pessina, che dal 2009, da quando cioè dirige la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo, si è attivato fattivamente per l’acquisizione dei dati necessari ai fini della salvaguardia e della tutela dell’eccezionale testimonianza di ingegneria idraulica romana. Tra le nuove ed interessanti acquisizioni, si possono segnalare:

– il perfetto funzionamento di alcuni tratti dell’acquedotto, che traggono acqua dal sottosuolo e la trasportano (foto 3) per centinaia di metri, fornendo risorse idriche per alcuni orti privati;

– il danneggiamento di lunghi tratti del suo percorso a causa della costruzione di edifici e strade;

– l’esistenza di lunghi tratti dell’acquedotto privi di qualsiasi tutela, poiché non riportati nella cartografia dei vincoli archeologici del Piano regolatore del Comune di Vasto.

Nel caso specifico, invece, il pozzo distrutto nel 2007 lungo via San Michele si trova in uno dei segmenti vincolati, così come riportato nel PRG del Comune di Vasto. Nonostante ciò, i lavori di sbancamento furono autorizzati senza, tra l’altro, alcun controllo diretto da parte del personale della Soprintendenza. In realtà, nel marzo 2007 erano stati svolti dei saggi archeologici, che avevano avuto, però, esito negativo: questo non prova che non ci fosse nulla, ma semplicemente che i saggi, ma soprattutto le ricerche propedeutiche, non erano stati eseguiti con la dovuta diligenza, come richiesto dalla vigente normativa di tutela.

Segnaliamo con soddisfazione la costituzione come parte civile anche del Comune di Vasto tramite il difensore Avv. Nicolino Zaccaria: un gesto che si spera derivi dalla volontà del sindaco Lapenna di farsi interprete dell’interesse pubblico nel rivendicare il diritto di proprietà sull’Acquedotto Romano delle Luci da parte dell’Ente da lui rappresentato e di tutelare gli interessi di tutti i Vastesi, chiedendo all’autorità giudiziaria il risarcimento per il danno arrecato alla comunità locale da parte dei colpevoli.

Associazione civica Porta Nuova – Vasto
Italia Nostra – Abruzzo