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L’impatto delle centrali eoliche sul Nibbio reale. Uno studio inedito a cura di Alessio Massari

Qual è l’impatto delle centrali eoliche sul Nibbio reale, specie estremamente importante per il Vastese? Ce lo spiega Alessio Massari nel suo recente studio

Di seguito riportiamo un estratto del lavoro di ricerca del giovane naturalista Alessio Massari in merito all’impatto delle turbine eoliche sulla fauna, in particolare sul Nibbio reale, una specie rara particolarmente minacciata dalle centrali eoliche.

“L’installazione di centrali eoliche in Italia avviene principalmente in siti montani, pedemontani o collinari prevalentemente sulla dorsale Appenninica. Solitamente vengono collocate ad un’altitudine compresa tra i 500 e i 1500 m s.l.m. in funzione della diversa esposizione del sito. Molte aree interessanti dal punto di vista anemologico sono aree caratterizzate da pregio paesistico e/o paesaggistico, spesso caratterizzate dalla presenza di Siti di interesse comunitario (SIC) o di Zone a protezione speciale (ZPS), Parchi o Riserve naturalistiche di altro genere. Suddette zone sono caratterizzate dalla presenza di specie avifaunistiche di vario pregio e attraversate soventemente da corridoi ecologici e flussi migratori.

E’ ampiamente e scientificamente dimostrato come gli impianti eolici producano seri effetti negativi sulle biocenosi ed in particolare su alcune classi di uccelli quali rapaci e chirotteri.

Tali effetti consistono essenzialmente in due tipologie di impatto:

  • Diretto: collisione degli animali con parti dell’impianto, in particolare il rotore;

  • Indiretto: aumento del disturbo antropico con conseguente allontanamento e/o scomparsa degli individui e modificazione di ambienti funzionali alle loro esigenze ecologiche ed etologiche.

Entrambi i tipi di impatto interessano un ampio spettro di specie, dai passeriformi ai rapaci diurni e notturni, in particolare per quelle specie già considerate minacciate da altri fattori derivanti dall’attività dell’uomo.

I dati relativi a questo fenomeno sono purtroppo frammentari e parziali, pochi sono gli studi nel nostro paese volti ad approfondire questa problematica.

Tale lacuna è inspiegabile vista la forte espansione a cui si sta assistendo negli ultimi anni, dei cosìddetti “Parchi” eolici. L’Italia, dal punto di vista della potenza eolica installata, è il sesto paese al mondo; dal 1998 al 2003 si è passati da 197 MW a 904 MW con una produzione di 1,47 TWh di energia elettrica da eolico (EWEA, AWEA, EuroObserv’er, Marzo 2003). Tutto questo è stato possibile grazie agli incentivi statali che hanno reso l’eolico il più grande affare nel territorio nazionale.

Vista la moderata estensione del territorio italiano rispetto agli altri paesi europei primatisti per produzione di energia elettrica da eolico (Germania,USA,Spagna ed India), sembra piuttosto inopportuno continuare con ulteriori installazioni in quanto tutto ciò sembra essersi trasformato nel business più vantaggioso che esista, dato che il rapporto investimento/guadagno è notevolmente a favore del primo.

Densità di installazioni eoliche nel 2002. Fonte ENEA

 

Successivamente l’espansione eolica ha interessato principalmente Sicilia, Sardegna, Basilicata, Abruzzo e Molise; curiosa è la corrispondenza dell’espansione eolica con l’areale di distribuzione del Nibbio reale in Italia. Da ciò si può desumere con discreta certezza che il Nibbio reale preferisca aree ventose.

Alcuni ricercatori americani si sono occupati dell’argomento riportando i tassi di mortalità per collisioni variabili da 0,19 a 4,45 uccelli/aereogeneratore/anno, con medie intorno a 0,33-0,66, dei quali 0,033 Rapaci (Musters C.J.M., Noordeevielt M.A.W.,Ter Keurs W.J., 1996); questo valore sale sensibilmente in prossimità di aree umide arrivando a 2 uccelli/aereogeneratore/anno (Strickland M.D., Johnson G., Erickson W.P., Kronner K., 1999).

Altri dati interessanti derivano da studi spagnoli dove i tassi di mortalità sono stati individuati tra 0,05 e 0,45 uccelli/aereogeneratore/anno con prevalenza di grossi rapaci.

E’ accertato che la misurazione della mortalità restituisce valori piuttosto approssimativi, infatti molte carcasse non vengono rinvenute in quanto possono essere spostate o divorate da altri animali.

Un altro interessante studio spagnolo iniziato nel 1997 e tutt’ora in corso, evidenzia i cambiamenti dell’uso dello spazio e della densità di nidificanti per cinque specie di rapaci: Gheppio, Astore, Biancone, Pellegrino e Aquila del Bonelli. Lo studio ha dimostrato che tre di queste specie sono completamente scomparse dopo la costruzione del parco eolico, il Gheppio invece si mantiene all’esterno dell’area in cui insiste l’impianto.

Da studi effettuati in Germania tra il 2001 ed il 2004 (Tobias Durr), si è potuto constatare che a causa dell’impatto con gli aereo generatori, sono morti, come minimo, 95 rapaci su un totale di 214 uccelli tra cui 38 Nibbi reali.

In Italia questi studi non sono ancora stati effettuati, ma da diversi censimenti è stato evidenziato un calo del numero di esemplari soprattutto in Irpinia (S. Allavena, 2004).

Per quanto riguarda la perdita di habitat e gli effetti sulla densità delle specie, è stato calcolato che gli impatti indiretti determinano una riduzione della densità di alcune specie, tra cui il Nibbio reale, nell’area circostante gli aereogeneratori fino ad una distanza di 500 – 800 m da essi.

In Italia, nelle zone dove sono presenti impianti eolici, è stata osservata una diminuzione di uccelli del 95% per un ampiezza di territorio fino a circa 500 metri dalle torri (Magrini, 2003).

L’impatto sull’aveifauna dipende molto dalla singola posizione degli aereo generatori e di conseguenza i progetti devono essere necessariamente accompagnati da uno studio approfondito sulle coppie di Rapaci nidificanti, di eventuali flussi migratori di queste specie nell’area d’impianto e delle abitudini che essi hanno nel territorio.

I rapaci, ad esempio, sono molto più vulnerabili nel periodo riproduttivo per il particolare comportamento nel corteggiamento e nel periodo di addestramento dei giovani alla caccia ed utilizzo delle correnti ascensionali.

E’ opportuno sottolineare l’importanza di non localizzare gli impianti eolici all’interno di aree SIC e ZPS o in particolari zone che fungono da corridoi ecologici per non alterare gli habitat delle specie presenti nell’area. La progettazione di impianti eolici nelle praterie montane appenniniche è in contrasto con le azioni di conservazione degli habitat promosse a livello europeo dalla Direttiva Habitat recepita dallo Stato italiano. Se si riflette sulla responsabilità che ha ogni singolo paese facente parte dell’Unione Europea nella tutela delle specie di elevato interesse comunitario, si osserva che per tale fine sono secondari gli interessi e le competenze dei singoli paesi nei confronti di quelli dell’Unione Europea.

Sebbene la collisione con gli aereo generatori non è considerato attualmente uno dei principali fattori di minaccia per il Nibbio reale, il probabile aumento futuro degli impianti eolici potrebbe vedere un notevole incremento dell’importanza di questo fattore.

Per gentile concessione di Alessio Massari.