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Il corbezzolo simbolo dell’Unità d’Italia. Una specie che resiste agli incendi

corbezzolo

Specie spontanea presente anche in Abruzzo e nel vastese

NATURA e CULTURA. Il corbezzolo (Arbutus unedo) è un arbusto o piccolo albero sempreverde, tipico della macchia mediterranea.

A buon diritto questa specie rappresenta il simbolo del nostro Paese. Infatti, a partire dal Risorgimento, il corbezzolo è considerato il simbolo dell’Unità d’Italia, perché in autunno presenta sullo stesso ramo foglie verdi, fiori bianchi e frutti rossi, come la bandiera italiana.

Il poeta Giovanni Pascoli dedicò al corbezzolo una poesia. In essa si fa riferimento al passo dell’Eneide in cui Pallante, ucciso da Turno, era stato adagiato su rami di corbezzolo; il poeta vide nei colori di questa pianta una prefigurazione della bandiera nazionale e considerò Pallante il primo martire della causa nazionale.

CAPACITA’ DI RESISTERE AGLI INCENDI. Tra le tante virtù possedute, è una delle specie mediterranee che meglio si adatta agli incendi. Infatti, reagisce vigorosamente al passaggio del fuoco emettendo nuovi polloni, soprattutto su terreni acidi e sub-acidi.

Per la sua importante caratteristica di propagazione dopo il fuoco, la velocità di insediamento e la resistenza ai parassiti dovrebbe trovare maggiore impiego nelle aree mediterranee colpite da incendio, nei rimboschimenti e nel consolidamento delle dune costiere.

Nei siti adatti, sarebbe opportuno avviare la graduale sostituzione delle specie oggetto di precedenti (errati) rimboschimenti. Impiantare polloni di corbezzolo permetterebbe di ricostituire il sottobosco ove sono presenti pini, abeti ecc, che sono particolarmente a rischio incendio (in quanto piante resinose) e il cui suolo è stato acidificato dagli aghi delle conifere.

IL CORBEZZOLO IN ABRUZZO. La specie è diffusa in buona parte della regione, lungo le vallate dei principali fiumi (Aterno, Sangro) e in alcune località collinari interne.

Nelle località abruzzesi dove è presente viene chiamato ceraso marino (provincia dell’Aquila), cucumorare (provincia di Teramo), ‘mbrijachèlle (Bussi, Capestrano, Gessopalena, Pescosansonesco, Popoli, Roccascalegna, Tocco da Casauria), ‘mbriachije (Raiano), ‘mbriachitte (Ortona a Mare), ruscipinde (Archi, Casoli, Lanciano).

La fitonimia popolare abruzzese fa riferimento alla forma del frutto ed al suo colore rosso. Il termine ‘mbrijachèlle indica che, probabilmente, questi frutti venivano utilizzati per la preparazione di bevande fermentate in grado di ubriacare, oppure immersi nel vino posto a bollire allo scopo di aromatizzarlo. (Fonte: Flora popolare d’Abruzzo, Aurelio Manzi, 2001).

Nel vastese il corbezzolo allo stato spontaneo è molto raro. Alcuni esemplari sono presenti tra Celenza sul Trigno e San Giovanni Lipioni, in località “Il Monte”.  Altro sito di vegetazione del Corbezzolo è a Tufillo, in località Colle Amarena, dove sono presenti diversi esemplari in contesto vegetazionale di macchia mediterranea pura. Altri esemplari potrebbero essere presenti in altre località della valle del Trigno caratterizzate da clima particolarmente mite (Dogliola, Fresagrandinaria, Mafalda). A tal fine è necessario avviare un’attenta indagine per individuare altri nuclei spontanei.

MITOLOGIA. Per la particolarità di fiorire e di fruttificare all’inizio dell’inverno gli antichi vedevano in questa contemporanea presenza il compimento del ciclo della Natura, intesa come divinità e lo consideravano l’albero sacro di Carna, sorella di Apollo. La statua della dea, rappresentata con un ramoscello di corbezzolo in mano, veniva posta di fronte alla porta di casa per impedire l’ingresso agli spiriti maligni. È anche augurio di immortalità: una ghirlanda sempreverde di corbezzolo fu il giaciglio funebre di Panante, compagno di Enea.

DESCRIZIONE. Elegante arbusto, chiamato anche albatro, alabastro e fragolone, appartiene alla famiglia delle Ericaceae. E’ diffuso in buona parte d’Italia, in particolar modo nelle regioni a clima mediterraneo. Predilige terreni silicei e vegeta ad altitudini comprese tra 0 e 800 metri. Può raggiungere i 10 m di altezza. Ha rami decorativi, contorti, con corteccia rossastra e foglie coriacee di forma ovale, con margine seghettato, pagina superiore di un bel verde lucente e inferiore opaca. Fiorisce in autunno avanzato (da ottobre a dicembre) con fiori bianco-cerulei riuniti in brevi grappoli e fruttifica l’anno seguente.

I frutti, detti corbe, sono tondeggianti, di colore rosso scuro a maturazione e coperti di una buccia granulosa; permangono fino alla fioritura successiva. I frutti sono commestibili e vengono usati per la preparazione di marmellate e per aromatizzare la grappa. 

Il miele di corbezzolo, raro e pregiato, presenta leggere proprietà balsamiche. E’ prodotto principalmente in Sardegna e in Toscana.

Odi – Al corbezzolo

di Giovanni Pascoli

O tu che, quando a un alito del cielo
i pruni e i bronchi aprono il boccio tutti,
tu no, già porti, dalla neve e il gelo
salvi, i tuoi frutti;

e ti dà gioia e ti dà forza al volo
verso la vita ciò che altrui le toglie,
ché metti i fiori quando ogni altro al suolo
getta le foglie;

i bianchi fiori metti quando rosse
hai già le bacche, e ricominci eterno,
quasi per gli altri ma per te non fosse
l’ozio del verno;

(….)

Il tricolore!… E il vecchio Fauno irsuto
del Palatino lo chiamava a nome,
alto piangendo, il primo eroe caduto
delle tre Rome

AL CORBEZZOLO
Bisogna ricordare alcunché del nostro poema eroico nazionale: l’Eneide; e del libro XI la descrizione del trasporto di Pallante, e i versi 59 segg. sopra tutti. Mille dell’esercito accompagnano il feretro che è tessuto di rami di corbezzolo o albatro: arbuteis… virgis (65).

APPROFONDIMENTI

Sito sul corbezzolo

Progetto Mille corbezzoli per Mille garibaldini

Buon compleanno Italia! Il “tricolore” del corbezzolo simbolo del Risorgimento

Coltivazione del corbezzolo e ricette a base dei suoi frutti