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Papàmbre e papambrone. Usi e curiosità del Papavero da oppio in Abruzzo

Il Papavero da oppio, una specie conosciuta dall’uomo fin dalla preistoria. Comune e usato fino a pochi anni fa nella medicina popolare d’Abruzzo e Molise

papavero da oppio vasteseA differenza di quanto si crede, il Papavero da oppio (Papaver somniferum) è presente allo stato sub-spontaneo in buona parte d’Europa, a seguito di antiche colture.

La specie, originaria dell’Anatolia, è attualmente diffusa in tutto il Vecchio Continente, dall’Europa sud-orientale sino al Sud-Est asiatico.

In Italia allo stato spontaneo si rinviene in numerose zone costiere, collinari e di montagna (fino a 1500) del Centro-Sud.

In Abruzzo, in particolari annate piovose, può essere comune soprattutto nell’aquilano e nel chietino, dove cresce in ambienti ruderali, campi non trattati con diserbanti ed ai margini delle strade. La specie è comune anche in molte località molisane, sopratutto dell’interno (Montefalcone nel Sannio, Roccavivara, Trivento ecc).

Nelle località adatte, la specie si comporta da infestante, come il simile (ma più piccolo) Papavero comune o Rosolaccio (Papaver rhoeas), certamente molto più diffuso e conosciuto del precedente.

I semi del papavero interrati possono sopravvivere molti anni e rinascere quando le condizioni di luce e umidità risultano ottimali, ad esempio quando un terreno abbandonato da anni viene nuovamente lavorato.

STORIA. Secondo gli studiosi la selezione e coltivazione del Papaver somniferum risale alla metà del quinto millennio avanti Cristo, circa 6500 anni fa. Gli agricoltori del tardo Neolitico operarono la selezione del Papavero da oppio a partire dal Papavero setoloso (Papaver setigerum subsp. somniferum), una delle circa 250 specie di papavero esistenti.

Inizialmente il papavero venne coltivato a scopo alimentare (semi, olio) e successivamente medicinale. La potente azione antidolorifica del papavero è stata di grandissima utilità alle popolazioni antiche che non disponevano di alcun altro metodo per trattare il dolore. Per tale motivo il Papaver somniferum divenne talmente prezioso da trasformarsi rapidamente in oggetto di culto dedicato agli dei.

I più antichi semi di papavero sono stati rinvenuti negli scavi del villaggio palafitticolo «La Marmotta», sul Lago di Bracciano, nel Lazio, e risalgono al 4300 avanti Cristo.

L’ esistenza di un culto del papavero da oppio presso alcune popolazioni antiche è testimoniata dalla scoperta di diversi oggetti raffiguranti la capsula del papavero. Il più noto è la «Dea dei papaveri», una statuetta femminile scoperta a Ghazi, Creta, risalente al 1250 a.C. La dea a braccia alzate, porta sulla fronte una fascia dove sono infilati tre spilloni removibili a forma di capsule di papavero sulle quali sono evidenti le incisioni praticate per estrarne il lattice, cioè l’ oppio.

Recentemente è stata accertata l’esistenza di un culto dell’oppio anche presso i Dauni, nella Puglia settentrionale, tra l’ VIII e il VI secolo a.C.. Numerose stele di pietra sono state rinvenute in una ristretta area delle campagne di Siponto (FG). Raffigurano personaggi maschili e femminili coperti da elaborate vesti cerimoniali. Nella decorazione delle vesti femminili è stata riconosciuta la rappresentazione di diverse capsule di papavero che sono state interpretate come la prova dell’ esistenza di un culto della pianta e del suo prodotto. Sono state trovate anche immagini dipinte su vasi di ceramica contemporanei alle stele. In una di queste scene si vede un personaggio femminile, forse una sacerdotessa o una dea, in piedi davanti a una pianta di papavero, mentre offre una pianticella a un personaggio maschile che sembra in procinto di partire. Probabilmente una partenza verso il mondo ultraterreno di cui l’ oppio, con la sua capacità di provocare uno stato soporoso e alleviare ogni dolore.

Anche i Sumeri, oltre 5000 anni fa e gli antichi Egizi ne facevano largo uso e lo utilizzavano come calmante.

Un elisir a base di oppio è stato attribuito ad antichi alchimisti. Intorno al 1522, Paracelso fece riferimento ad un elisir a base di oppio che chiamò laudano, che significa “lodare”, descritto come un potente antidolorifico, di cui raccomandò un uso parsimonioso.

Tra il 1839 e il 1860 ci furono due importanti conflitti che contrapposero l’Impero Cinese al Regno Unito. Tali conflitti, noti come Guerre dell’Oppio, scoppiarono al culmine di dispute commerciali tra i due paesi.

In risposta alla penetrazione commerciale britannica che aveva aperto il mercato cinese all’oppio dall’India britannica, la Cina inasprì i propri divieti sulla droga, e ciò scatenò il conflitto. La sconfitta dell’Impero Cinese in entrambe le guerre costrinse il paese a tollerare il commercio dell’oppio ed a firmare con gli inglesi i trattati di Nanchino e di Tientsin, che prevedevano l’apertura di nuovi porti al commercio e la cessione di Hong Kong al Regno Unito. Da questi eventi si fa iniziare l’era dell’imperialismo europeo in Cina…

OPPIO, MORFINA, EROINA. La morfina è stata scoperta come il primo alcaloide attivo estratto dalla pianta di papavero da oppio nel dicembre 1804 a Paderborn, in Germania, da Friedrich Sertürner.  La produzione commerciale della morfina iniziò a Darmstadt, in Germania, nel 1827 da parte della casa farmaceutica Merck. In seguito si scoprì che la morfina dava più dipendenza dell’alcool e dell’oppio, e il suo ampio uso durante la guerra civile americana causò più di 400.000 casi di “malattia del soldato”, dovuta alla dipendenza da morfina (fonte: Wikipedia).

L’eroina (esattamente Diacetilmorfina o Diamorfina), fu sintetizzata la prima volta nel 1874 dal ricercatore britannico C.R. Wright, ma la molecola non fu considerata interessante. Venne risintetizzata nel 1897 da Felix Hoffmann, chimico tedesco che lavorava presso la multinazionale farmaceutica Bayer, e che iniziò a commerciarla dal 1899.

Fu battezzata commercialmente eroina (dal tedesco “heroisch“, eroico) perché inizialmente si credeva non avesse gli effetti collaterali di dipendenza e assuefazione della morfina.

Si diffusero numerose preparazioni farmaceutiche acquistabili liberamente e l’eroina divenne velocemente uno dei farmaci più venduti in assoluto.

Nel 1925 l’Italia e gli Stati Uniti vietarono produzione, importazione e uso di eroina. Nello stesso anno viene firmata a Ginevra la Convenzione internazionale dell’oppio, a cui aderirono molte nazioni. Le ultime nazioni a mettere al bando l’eroina sono state la Cecoslovacchia (1960) e il Portogallo (1962).

ETIMOLOGIA DEL TERMINE DIALETTALE. In Italia meridionale il Papaver somniferum è  chiamato solitamente “papagna” o “papagno che è diventato sinonimo di “sonnolenza” e/o di “cazzotto”.

In Abruzzo, soprattutto nel territorio vastese,  la specie è conosciuta con il nome di “papambrone” o anche di “papàmbre, termine quest’ultimo che designa propriamente il  Papavero comune.

Nel vastese, tra Lentella e Cupello, il Centro studi per la Cultura e l’ambiente della Montagna Vastese ha accertato la presenza anche del Papavero setoloso (Papaver somniferum subsp. setigerum), la varietà spontanea da cui si suppone sia stato selezionato anticamente il Papavero da oppio. Gli esemplari ritratti nelle foto di questo articolo, sono stati individuati a maggio 2012 lungo la valle del Trigno, in territorio di Cupello (CH). Sinora non erano note segnalazioni della specie in Abruzzo essendo tipica della costa tirrenica (v. Flora d’Italia, S. Pignatti, Vol. I, pag.354 ).

USI e ETNOBOTANICA. Del Papaver somniferum si usano i fiori a scopi decorativi, i semi come alimento e per ricavarne olio e il lattice uscente dal pericarpo immaturo inciso (oppio) come materia prima di farmaci e stupefacenti, in particolare la morfina e l’eroina.

L’oppio contiene circa 40 alcaloidi. I più importanti sono: morfina, codeina, papaverina, noscapina e tebaina. Soprattutto in India, Spagna e Turchia la specie è coltivata legalmente e su vasta scala per conto delle case farmaceutiche per ricavare morfina e codeina, sostanze alla base di farmaci fondamentali per il trattamento del dolore.

Il Papaver somniferum è coltivato illegalmente per ricavarne la terribile eroina, sintetizzata attraverso processi di acetilazione della morfina a sua volta estratta dall’oppio, sostanza resinosa che si ricava incidendo le capsule del Papaver somniferum.

Il primo produttore mondiale d’oppio destinato al mercato illegale è l’Afghanistan*, seguito dai paesi del Sud Est Asiatico (Birmania, Laos, Cambogia, Sri Lanka) e dal Messico.

La capsula, tonda e grossa, contiene numerosi semi, privi di alcaloidi. Questi sono spesso utilizzati in cucina, in particolare nei paesi dell’Europa dell’Est, per aromatizzare i pani e le pasticcerie o per la produzione di oli alimentari e industriali (colori, saponi). I residui della lavorazione dei semi sono usati come mangime per animali.

In Italia fino al primo dopoguerra il Papavero da oppio era ampiamente coltivato e utilizzato in medicina popolare per curare tosse, diarrea e dolori vari.

IL PAPAVERO DA OPPIO IN ABRUZZO. Nei mesi di giugno-luglio, dopo la caduta dei petali, le piante venivano raccolte, capovolte ed essiccate all’ombra. Ad essiccazione avvenuta si utilizzavano le capsule con cui veniva preparato un infuso.

Nel vastese e altre località del Sud Italia, si preparava un infuso facendo bollire per alcuni minuti 4/5 “teste” di papavero e la bevanda ottenuta, detta “papambre” si utilizzava come calmante per i lattanti e i bambini “irrequieti”! Infatti, per le  proprietà anestetiche l’infuso trovava impiego per lenire le “colichette” dei lattanti, i dolori relativi alla dentizione e per indurre il sonno.

A Celenza sul Trigno e altre località del vastese ancora oggi si dice “ci vulesse la papàmbre“, quando un bambino appare troppo irrequieto (oggi si direbbe iperattivo).

Sebbene tale uso, allora consueto, possa oggi apparire riprorevole e pericoloso, bisogna ricordare che la maggioranza delle donne al levare del Sole doveva recarsi nei campi e attendere ai duri lavori domestici…senza l’ausilio degli elettrodomestici (la cui diffusione è avvenuta a partire dagli anni ’60)…e delle baby sitter!

Possiamo affermare, inoltre, che  il decotto di papavero avesse una concentrazione di principi attivi molto bassa, per via della varietà di papavero, per il metodo di somministrazione e per l’esigua quantità di capsule utilizzate. Infatti, la specie utilizzata per il decotto era, solitamente, il Papavero setoloso (Papaver somniferum subsp. setigerum) che contiene alcaloidi in misura assai inferiore rispetto al Papavero da oppio coltivato in Asia.

D’altra parte non si conoscono, in letteratura, casi di “assuefazione”, malori o decessi riferibili all’utilizzo di preparazioni a base di decotto di papambra.

Invece oggi, purtroppo, nel Mondo Occidentale milioni di bambini considerati “iperattivi” vengono sottoposti a terapie prolungate a base di psicofarmaci al fine di risolvere problemi che andrebbero affrontati con metodologie pedagogiche ed educative. Gli effetti collaterali di questi psicofarmaci  possono essere gravi e conclamati (vedi Nopron).

COLTIVAZIONE. In diverse nazioni europee la coltivazione del P. somniferum è permessa solo con una licenza statale. Le varietà coltivate in Europa sono quasi esclusivamente a scopo ornamentale, e sono quindi cultivar selezionati appositamente per la grandezza e i colori del fiore.

La coltivazione a scopo commerciale avviene soprattutto in Spagna, Francia, Australia e Turchia per quanto riguarda l’industria farmaceutica.

In Italia è vietato coltivare il Papaver somniferum per estrarre gli alcaloidi, ma può essere coltivato senza particolari permessi puramente per scopi ornamentali, purché si tratti di pochi esemplari. Si noti il fatto che nelle Tabelle degli stupefacenti del Ministero della Salute è inserito oppio e morfina, tuttavia, non è inserita la pianta (come lo è ad esempio per la Cannabis indica), ma solo gli alcaloidi estraibili da essa. Quindi la coltivazione di tale pianta per puro scopo ornamentale, è legale. 

Spesso si leggono notizie di cronaca sul sequestro di piantagioni di papavero da oppio. Ad esempio, all’Aquila nel 2008 vennero sequestrate 13.000 piantine di Papaver somniferum nel Comune di Fossa, lungo il corso del fiume Aterno. Ma, nonostante la zona sia stata “monitorata dagli agenti per un paio di settimane per individuare eventuali responsabili di una coltivazione intenzionale“, non si è riusciti ad individuare alcun responsabile. Probabilmente perché, come detto, la pianta in determinate circostanze (tipologia di suolo, condizioni del terreno, assenza di diserbanti, clima ecc.) può propagarsi con estrema facilità.

DESCRIZIONE.  I fiori sono attinomorfi, ermafroditi e terminali, con lungo peduncolo e un diametro che può raggiungere i 10 cm. Il calice è composto da due sepali caduchi che seccano con la formazione della corolla; quest’ultima è formata da 4 grandi petali, pieghettati nel bocciolo, di colore bianco, roseo, rosso o violaceo e con macchie scure alla base.

Il frutto è un treto, ovvero una grande capsula deiscente per mezzo di pori situati fra i lobi dello stimma, il quale persiste anche dopo la maturazione. I semi sono biancastri e reniformi.

La varietà spontanea in Italia ha fiori per lo più violacei, con una macchia più scura alla base ma può essere anche rosso o bianco.

ALTRE SPECIE DI PAPAVERO PRESENTI IN ITALIA. In Italia sono presenti 12 specie di papavero, alcune molto rare o in forte declino per via del massiccio (e sconsiderato) utilizzo di pericolosi diserbanti.

Di seguito proponiamo un link a ciascuna specie per aiutarne l’identificazione:

Papavero da oppio (Papaver somniferum) – Coltivato come pianta medicinale, per i semi aromatici e come specie ornamentale. Sub-spontaneo in tutta Italia da 0 a 1500 m. Fiorisce tra maggio e agosto. In Abruzzo: comune in provincia dell’Aquila e di Chieti.

Papavero setoloso (Papaver somniferum subsp. setigerum) – Pascoli, muri infestante dei campi coltivati. Comune sulle coste occidentali dalla Liguria alla Calabria, Sicilia, Sardegna e Corsica. Fiorisce tra maggio e giugno. In Abruzzo: segnalato dal Centro Studi Alto Vastese a Cupello e Lentella (CH) nel 2012.

Papavero comune o Rosolaccio (Papaver rhoeas) – Infestante i campi di cereali, spesso anche su ruderi e macerie. Comune in tutta Italia da 0 a 1950 m. Fiorisce tra aprile e settembre. In Abruzzo: un tempo comunissimo e fortemente infestante oggi risente del massiccio utilizzo dei diserbanti nei campi di cereali.

Papavero a clava (Papaver dubium) – Infestante le colture di cereali. Soprattutto su suoli pesanti, debolmente acidi. Comune in tutta Italia. Fiorisce tra aprile e giugno. In Abruzzo: poco comune, in forte rarefazione per utilizzo dei diserbanti.

Papavero pennatifido (Papaver pinnatifidum) – Infestante i coltivati. Riviera ligure, Basilicata a Petrucco, Sicilia, Sardegna, Corsica, Pianosa. Fiorisce tra aprile e maggio. In Abruzzo: assente.

Papavero selvatico (Papaver argemone) – Infestante le colture di cereali. Su suoli pesanti, subacidi, nelle zone irrigue. Comune nella pianura lombarda, Piemonte (a N del Pò). Raro in Toscana, Umbria, Sardegna. Fiorisce tra maggio e giugno.  In Abruzzo: assente.

Papavero pugliese (Papaver apulum) – Colture di cereali. Presente in Italia Meridionale, Sicilia. Raro in Istria, Veronese, Bergamasco. Fiorisce tra aprile e maggio. In Abruzzo: raro, segnalato nel Teramano e in poche altre località.

Papavero spinoso (Papaver hybridum) – Infestante le colture di cereali. Presente in tutto il territorio, soprattutto in colli aridi calcicoli. Fiorisce tra maggio e giugno. In Abruzzo: poco comune.

Papavero alpino (Papaver rhaeticum) – Ghiaioni e macereti calcicoli, da 1800 a 3020 m. Comune sulle Alpi orientali dalle Giulie alle Grigne. Raro nel resto delle Alpi. Fiorisce tra luglio e agosto. In Abruzzo: assente.

Papavero di Degen (Papaver degenii) – Ghiaioni e macereti calcicoli, da 2300 a 2750 m. Fiorisce in agosto. Specie endemica e rara, presente solo sui Sibillini e sul Gran Sasso d’Italia.

Papavero delle Alpi Giulie (Papaver julicum) – Ghiaioni e macereti calcicoli, da 1800 a 2600 m. Fiorisce tra luglio e agosto. Specie sub-endemica e rara presente solo sulle Alpi Giulie e in Abruzzo sul Gran Sasso e sulla Majella.

Papavero di Kerner (Papaver kerneri) – Ghiaioni e macereti calcicoli, da 1800 a 2400 m. Fiorisce tra luglio e agosto. Specie rarissima presente sulle Alpi Cariche e Cadore. In Abruzzo: assente.

* Nonostante le numerose accuse, il regime teocratico dei talebani lottò efficacemente contro la produzione (del papavero da oppio, NdR) portandola ai minimi storici. La presa di potere da parte dell’Alleanza del Nord alleati degli Stati Uniti in seguito all’Invasione statunitense dell’Afghanistan del 2001 ha permesso a questo paese di ridiventare il primo produttore mondiale, dopo molti anni di riduzione della produzione. Secondo il World Drug Report dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il Controllo della droga e del Crimine, l’Afghanistan nel 2007 ha prodotto il 93% dell’oppio non farmaceutico mondiale. La coltura del papavero è uno dei pochi investimenti proficui per i contadini delle regioni povere ed arretrate. La superficie coltivata è stata pari a ben 104.000 ettari nel 2005 e 165.000 ettari nel 2006 (Fonte: Wikipedia – Papaver somniferum).

APPROFONDIMENTI SUL PAPAVERO DA OPPIO

L’ oppio? E’ una specialità svizzera. Il Papaver somniferum compare 6.500 anni fa in una zona tra Berna e Zurigo

Il culto dell’oppio fra i Dauni della Puglia

Guerre dell’oppio

Il fiore degli inferi. Papavero da oppio e mondo antico

 

Articolo di: Ivan Serafini

Foto di: Elena Falcucci. Cupello (CH) maggio 2012.

 

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