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Sprechi alimentari e data di scadenza: errori e segreti per evitare di buttare il cibo

La data di scadenza sui prodotti freschi come latte, yogurt e insalata in busta va rispettata, ma con una certa flessibilità. In fondo si tratta di un “indizio”, da valutare senza preconcetti e con un pizzico di buon senso.

La validità della data è correlata al rispetto della catena del freddo. Se nel percorso dallo stabilimento di produzione al supermercato i prodotti restano per 4-5 ore al 30°C, la scadenza indicata sulla confezione, anche se ci rassicura perché è lontana nel tempo, in realtà non è più valida (vedi tabella).

Per questo motivo durante i mesi caldi è meglio anticipare di 24 ore il consumo degli alimenti più delicati.

Spesso le foglie dell’insalata dopo una lunga sosta a temperatura ambiente si afflosciano perdendo fragranza e sapore. Anche la ricotta risulta acidula prima della scadenza, se si interrompe la catena del freddo. Viceversa, il latte fresco se conservato bene, si mantiene uno-duegiorni oltre la data e finché non cambia sapore si può bere.

Lo yogurt scaduto da 7-10 giorni si può mangiare, in assenza di rigonfiamenti o muffe (l’unico inconveniente è che i fermenti vivi sono in gran parte persi). Anche per le uova si può glissare di qualche giorno senza problemi. Le tagliatelle o i ravioli freschi confezionati si possono mettere in pentola anche dopo una settimana dalla scadenza, se non ci sono odori sospetti. Attenzione, lo ribadiamo: tutte queste indicazioni valgono se viene rispettata la catena del freddo.

Gli alimenti in dispensa (pasta secca, riso, salsa, marmellate, maionese, sottaceti…) e i surgelati hanno sull’etichetta il termine minimo di conservazione, che varia da 3-6 mesi a 2 anni e oltre. Questo intervallo indica l’intervallo in cui sono garantite le caratteristiche nutrizionali e organolettiche al 100%. Nel periodo successivo alla data tutti i prodotti sono ancora commestibili, ma si comincia a registrare un lento decadimento sensoriale e nutritivo  (vedi tabelle)!

Anche in questo caso deve prevalere il buon senso: un succo di frutta anche se la daa indica un anno, dopo 8-10 mesi ha meno sapore, così pure l’olio extravergine e il caffè macinato dopo 12 mesi hanno perso una parte di aroma anche se la data indica intervalli di 16-18 mesi. Pasta, tonno, pelati e tutti i cibi in scatola resistono benissimo e si possono tranquillamente consumare 2-3 mesi dopo la data sulla confezione. Anche pesce, carne e piatti pronti surgelati da cucinare non danno problemi 1-2 mesi dopo l’indicazione sull’etichetta.Questi temi sono stati trattati anche in un articolo che ilfattoalimentare ha preparato per il settimanale”Oggi” del 28 giugno 2012.

Ovviamente stiamo parlando di prodotti confezionati conservati in modo corretto. Quando si apre la scatola di pelati e sulla confezione ci sono indicazioni del tipo “dopo l’apertura consumare entro tot giorni” è meglio seguire il consiglio, perchè il decadimento organolettico e microbico è molto rapido. In ogni caso non è difficile capire quando il prodotto non va mangiato: fa fede il sapore, l’odore e la fragranza. La presenza di muffe nel vasetto di marmellata o di salsa aperto da qualche giorno e conservato in frigorifero va valutato con attenzione. La regola dice di buttare via tutto anche se sotto il lieve strato di muffa sembra tutto ancora buono.

Un’ultima nota: i prodotti scongelati tenuti in frigorifero vanno cucinati entro 24 ore, mentre il pane fresco in freezer si conserva per settimane ma va messo in freezer subito dopo l’acquisto quando è ancora croccante solo così quando si scongela mantiene ancora una buona fragranza.

SEGNALATO DA: Nicoletta Radatta

FONTE: http://www.ilfattoalimentare.it/sprechi-alimentari-data-scadenza.html