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Il Rapporto annuale del CRESA, Economia e Società in Abruzzo nel 2010. Grave crisi demografica in 19 comuni del vastese

Rapporto annuale del CRESA 2010Il CRESA (Centro Regionale di Studi e Ricerche Economiche e Sociali) ha pubblicato il rapporto annuale del 2010, denominato “Economia e Società in Abruzzo”. Lo studio, è diviso in 3 Capitoli: Sistema Economico, Mercato del lavoro, Demografia e società. Il Rapporto è una miniera di dati e informazioni: 209 pagine dedicate allo stato attuale e agli scenari futuri della nostra Regione.

Riportiamo un estratto dell’introduzione del Rapporto 2010, che sintetizza i risultati dello studio, purtroppo, assai intuibili:

“L’immagine dell’Abruzzo che emerge dalla lettura non è incoraggiante: la regione, che nel 2009 aveva fatto registrare una flessione del PIL superiore a quella media nazionale, nel 2010 torna a crescere ad una velocità assai modesta che porta ad un allargamento del divario che la separa dalle aree più avanzate del Paese.

L’intero sistema imprenditoriale regionale mostra difficoltà ad agganciare in pieno la ripresa. Se si considera il contributo dei singoli settori alla formazione del valore aggiunto regionale, escludendo il buon andamento dell’agricoltura, si osserva il modesto apporto positivo dell’industria in senso stretto, lo stallo
dei servizi e il decremento delle costruzioni.

L’Abruzzo risente fortemente della presenza di un tessuto imprenditoriale frammentato e parcellizzato che si dimostra spesso inadeguato, per ragioni di ordine interno ed esterno, a raccogliere le sfide che il mercato globale lancia: organizzazione, pianificazione, solidità economico-finanziaria, innovazione, specializzazione. Nonostante ciò, si tratta di un sistema di imprese vitale e flessibile che nel 2010 ha fatto registrare un elevato tasso di crescita e un rafforzamento della sua struttura come dimostra l’incremento del numero di società di capitale. Aumenta, in particolare, il numero delle imprese nei settori direttamente o indirettamente collegati con le attività di costruzione e ricostruzione delle aree colpite dal sisma del 2009.

Permane fortemente critico l’andamento del mercato del lavoro: si contrae ulteriormente il numero di occupati, diminuisce l’occupazione a tempo pieno e a tempo indeterminato, aumenta quella a tempo parziale e derivante da contratti flessibili, particolarmente difficili sono l’accesso e la permanenza nel mondo del lavoro dei giovani, soprattutto delle giovani donne.

Le incertezze e debolezze del sistema economico trovano riscontro anche in una scarsa vitalità demografica della regione: il tasso di crescita naturale mostra negli ultimi anni un andamento negativo sensibilmente peggiore di quello nazionale e anche il tasso migratorio totale, pur restando positivo, a partire dal 2009, ha assunto valori inferiori alla media italiana. La popolazione tende ad invecchiare velocemente e pare mantenere un certo equilibrio tra le varie fasce di età soprattutto grazie all’ingresso di nuovi residenti dall’estero, apporto che, però, negli ultimi due anni è inferiore al dato nazionale.

Nel complesso emerge l’immagine di un Abruzzo che, affetto da fragilità strutturali aggravate dalle profonde modificazioni indotte dal sisma del 2009, stenta ad agganciare in pieno la ripresa economica“.

LO SPOPOLAMENTO IN PROVINCIA DI CHIETI E NEL VASTESE.

Dallo studio emerge in tutta evidenza la crisi demografica delle aree interne. Dei 104 comuni della Provincia di Chieti, 53 rientrano tra quelli che fanno registrare una grave  variazione negativa della popolazione. Si riporta l’estratto elaborato dal CRESA sulla base dei dati ISTAT. Fatta uguale a 100 la popolazione censita nel 1861 rapportata alla divisione amministrativa odierna, 19 comuni del vastese rientrano tra i comuni abruzzesi che, al 2010, presentano i minini assoluti di popolazione . Tra essi, 7 comuni (Guilmi, Palmoli, Torrebruna, Scerni, Roccaspinalveti, Castiglione Messer Marino e Schiavi D’Abruzzo) risultano tra i 30 comuni abruzzesi che hanno subito le maggiori variazioni negative nel trentennio 1981-2010.

Di seguito si riporta il dettaglio della Provincia di Chieti.

Archi (75,5), Ari (64,0), Arielli (99,1), Bomba (28,5), Borrello (22,4), Carpineto Sinello (47,4), Carunchio (27,6), Casalanguida (37,0), Casoli (99,4), Castelguidone (35,5), Castiglione Messer Marino (46,6), Celenza sul Trigno (55,1), Civitaluparella (30,5), Civitella Messer Raimondo (50,6), Colledimacine (16,7), Colledimezzo (33,2), Dogliola (45,2), Fallo (18,4), Fara San Martino (52,5), Filetto (63,3), Fraine (23,6), Furci (55,7), Gamberale (28,2), Gessopalena (48,7), Guilmi (19,9), Lama dei Peligni (47,4), Lettopalena (42,1), Liscia (47,8), Montazzoli (36,8), Montebello sul Sangro (15,8), Monteferrante (14,9), Montelapiano (8,9), Montenerodomo (48,2), Palena (35,7), Palmoli (35,0), Palombaro (50,9), Pennadomo (29,7), Pennapiedimonte (39,8), Pietraferrazzana (18,5), Pizzoferrato (64,8), Pretoro (51,7), Quadri (94,4), Rapino (57,7), Roccamontepiano (75,8), Roccascalegna (68,9), Roccaspinalveti (61,3), Roio del Sangro (9,9), Rosello (18,0), San Buono (35,8), San Giovanni Lipioni (27,0), Schiavi di Abruzzo (28,0), Taranta Peligna (23,3), Torrebruna (63,1), Torricella Peligna (33,0), Tufillo (39,5), Villalfonsina (62,1), Villa Santa Maria (47,5).

Al contrario Vasto risulta la seconda città in Abruzzo, dopo Montesilvano, per la maggiore variazione positiva. Bene anche San Salvo e Cupello, a testimonianza del forte processo di centralizzazzione/segregazione e la conseguente concentrazione urbana e litoranea.

E’ possibile effettuare il download del Rapporto del CRESA 201o al seguente indirizzo:

http://www.cresa.it/cms/modules/news/article.php?storyid=135