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Arne Naess e la deep ecology

Arne Naess

Con questo articolo vogliamo inaugurare una sezione del nostro blog dedicata alla cultura e all’etica ambientale.

Iniziamo il nostro viaggio attraverso la cultura ambientale, con il filosofo norvegese Arne Naess, fondatore della deep ecology. A quasi 2 anni dalla morte, vogliamo tracciarne un breve ricordo.

Arne Dekke Eide Naess (Oslo, 27 gennaio 1912 – 14 gennaio 2009) è considerato il massimo filosofo norvegese del ventesimo secolo.

Il filosofo, docente ad appena 27 anni presso l’università di Oslo, restò molto colpito dalla pubblicazione negli Stati Uniti, all’inizio degli anni ’60 del secolo scorso, di La primavera silenziosa, il libro con cui Rachel Carson, denunciando l’impatto ecologico della chimica in agricoltura, diede consapevolezza di massa ai temi ambientali.

Gli esseri viventi, pensava Arne Naess, hanno un valore in sé. In quanto viventi. E come gli uccelli delle sempre più silenziose campagna americane, hanno bisogno di essere protetti dall’invadenza di miliardi di uomini. Bisogna cercare una nuova armonia ecologica tra gli esseri viventi che abitano il pianeta Terra. Questo rinnovato equilibrio passa a livello teorico attraverso la rinuncia non solo a ogni forma antropocentrismo: il diritto alla vita di ogni essere vivente è assoluto e non dipende dalla maggiore o minore vicinanza alla specie umana. A livello pratico il nuovo equilibrio ecologico passa attraverso la riduzione della popolazione umana, l’uso di tecnologie a basso impatto ambientale e la mancanza assoluta di interferenza umana in una quantità sempre più vasta di ecosistemi.

La sua ecosofia è stata espressa in diversi libri, come Freedom, Emotion and self-subsistence (1975), Ecology, community and lifestyle (1989), Life’s philosophy: reason and feeling in a deeper world” (2002).

Il pensiero di Arne Naess è senza dubbio molto radicale e per questo è stato ampiamente e duramente criticato.

Tuttavia è certo che egli ha contribuito alla crescita di una cultura ambientale diffusa.

Arne Naess ha lasciato all’umanità intera, sempre più preoccupata per il proprio destino e per il futuro dei propri figli, questa bellissima profezia di speranza che ci sentiamo di condividere con voi:

Io non ho grande fiducia per il prossimo secolo, ma ho fiducia nel XXII secolo. Il livello di squilibrio che c’è oggi continuerà anche nel XXI secolo, ma è destinato a ridursi e a fermarsi nel XXII secolo. Noi dobbiamo pensare alle generazioni future, e lavorare per loro, affinché loro possano raccogliere la nostra fatica e il nostro impegno, il nostro sforzo di cambiamento“.

Per conoscere il pensiero del filosofo consigliamo l’intervista pubblicata da Area 51 Publishing.

Buona lettura!

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