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Disastro nucleare in Giappone. Un fermo NO all’ipotesi di centrale nucleare a Termoli e nel resto d’Italia.

La catastrofe nucleare del Giappone apre inquietanti interrogativi sulle centrali nucleari che il governo italiano vorrebbe reintrodurre nel nostro Paese.

Oltre al catastrofico terremoto e allo  tsunami che hanno causato migliaia di vittime, ora il Giappone deve fare i conti con l’incubo nucleare.

Anche se gli esperti e le fonti governative minimizzano, le immagini delle esplosioni al reattore 2 e 3 della centrale nucleare di Fukushima parlano chiaro.

La memoria torna al 26 aprile 1986, quando il reattore numero 4 della centrale nucleare di Černobyl esplose, causando una nube radioattiva che contaminò  l’Europa. Dopo 25 anni ancora non si conosce l’esatto numero di vittime: alcune fonti parlano di oltre 1.000.000 di persone ammalate in seguito all’esposizione radioattiva, oltre alle diverse decine uccise dall’esplosione e dalle radiazioni.

Subito dopo l’incidente, le autorità sovietiche minimizzarono la gravità dell’accaduto. Furono i finlandesi ad accorgersi degli elevatissimi livelli di radioattività nell’atmosfera.

Facciamo, allora, alcune riflessioni.

I favorevoli al nucleare da anni ripetono come un mantra che, anche se l’Italia non ha centrali nucleari, in Francia ci sono 45 centrali che in caso di  incidente contaminerebbero anche noi. Dunque, tanto vale farle anche in Italia!

Innanzitutto, l’amara constatazione che un grave incidente può contaminare anche noi,  non è certo un elemento a favore del nucleare. Anzi. Dovrebbe essere sufficiente a convincere il governo italiano a fare pressione per smantellare le 12o centrali nucleari europee .

Ma l’incidente nucleare di Fukushima mette in luce un altro dato di fatto: le popolazioni ed i territori prossimi alle centrali subiscono in ogni caso le conseguenze di un incidente nucleare, anche se questo è di modeste dimensioni.

A Fukushima sono state evacuate  140.000 persone, residenti in un raggio di  20 km dalla centrale nucleare e gravemente minacciati dalla contaminazione radioattiva.

Il disastro di Fukushima dimostra che le centrali nucleari non sono sicure e che un rischio di incidente, seppur minimo, ci sarà sempre. Anche nelle centrali di 4a generazione. Purtroppo quando si verifica un disastro nucleare, dovuto a cause naturali o all’errore umano,  può trasformarsi facilmente in una catastrofe planetaria.

E allora azzardiamo qualche  ipotesi, per fortuna del tutto fantascientifica.

Se un incidente simile fosse accaduto alla centrale nucleare prevista a Termoli, come misura minima, le popolazione comprese tra Vasto Nord, San Salvo, Termoli e nell’interno  sino al Gargano, verrebbero evacuate immediatamente.

Oltre 200.000 persone perderebbero la casa, il lavoro, gli affetti. In caso di contaminazione radioattiva non potrebbero più tornare alle proprie abitazioni.

Dove andrebbero? Chi pagherebbe il costo di una simile catastrofe? Quanto tempo sarebbe necessario per tornare alla “normalità” ?

Non si tratta di terrorismo psicologico. Piani di emergenza ed evacuazione sono previsti nella progettazione di ogni centrale atomica…ma nessun piano può rispondere a questi interrogativi.

L’ipertecnologico Giappone rischia di non reggere l’impatto di questa immane catastofe.

E noi ci riusciremmo? Abbiamo forti (e motivati) dubbi. Non solo per il rischio incidenti ma anche per il problema, – mai risolto- delle scorie radioattive. In Italia sono un problema i rifiuti urbani, figuriamoci le scorie altamente radioattive!

Per questo diciamo un forte NO al ritorno del nucleare in Italia. Ovunque e comunque.

 

Approfondimenti:

Il disastro di Černobyl

Intervista a Paolo Forzano, ingegnere nucleare alle ex Ansaldo

Forum nucleare italiano

Zona Nucleare. Informazioni sulle scorie e sull’energia nucleare

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