Centro Studi Alto Vastese

ivan serafini

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Itinerario culturale, storico e ambientale nel Medio e Alto Vastese. Da San Buono a Torrebruna

Splendida riuscita dell’escursione promossa dal “Centro Studi Montagna Vastese” domenica 3 luglio, in compagnia dei soci e degli amici dell’associazione! L’itinerario ha interessato parte del Medio e Alto Vastese tra i fiumi Treste e Trigno e i paesi di San Buono, Furci, Liscia, Carunchio e Torrebruna.

In mattinata, interessante passeggiata nel borgo storico di San Buono,  con visita al Palazzo Caracciolo e agli altri palazzi signorili in mattoni, assai rari nel vastese, dove solitamente prevale l’uso della pietra locale. Da menzionare anche la visita alla Chiesa di San Lorenzo Martire e al corpo mummificato del martire di San Buono, custodito nella cripta della chiesa.

Suggestiva la visita al Museo per l’arte e l’archeologia del vastese di San Buono, ospitato nelle sale del Convento di Sant’Antonio, che custodisce reperti archeologici di enorme valore artistico e storico. Vera perla culturale del vastese, sorge in un incantevole scenario naturale alle falde del Monte Sorbo.  Il museo conta numerosi visitatori provenienti da tutta Italia: oltre 450 le visite nel solo mese di Giugno. Elevata la competenza e la dedizione delle guide (volontarie) del museo, che ci hanno accompagnato e illustrato l’importanza dei reperti.  Il percorso storico del museo ricostruisce la presenza dell’uomo nel territorio vastese dall’Età del Ferro al Medioevo. Bellissima la zanna fossile di Elephas antiquus, un elefante preistorico. Di grande valore i reperti originali di epoca frentana e romana rinvenuti a Villalfonsina, Casalbordino, Tufillo, San Buono. Preziosi monili d’oro, bracciali in pasta vitrea colorata e oggetti di uso quotidiano che testimoniano l’alta tecnologia raggiunta dai nostri lontani predecessori. Emozionante la visone della famosa chiave di Herentas, proveniente dal Monte Farano di Tufillo (Ch), che attesta la presenza di un antichissimo tempio in loco. Curiosità, infine, suscitano gli ex-voto provenienti dal sito archeologico di San Buono: mani e piedi in terracotta che presentano varie deformità e lasciati per richiedere la grazia di una poco conosciuta divinità della Salute.

 Sotto il profilo naturalistico abbiamo potuto osservare magnifiche fioriture di giglio rosso (Lilium bulbiferum) e di acanto spinoso (Acanthus spinosus) e numerose essenze forestali endemiche o che di rado si riscontrano in formazioni vaste quali:  l’acero napoletano (Acer opalus neapolitanum), il carpino bianco (Carpinus betulus), la festuca dei querceti (Festuca drymeia) ed il frassino meridionale (Fraxinus amgustifolia).

Nel bosco di Furci ci siamo imbattuti nel raro cervo volante (Lucanus cervus),  un coleottero protetto dalle normative europee  (Allegato II della Direttiva Habitat) ed internazionali (Convenzione di Berna).  Il cervo volante è uno degli insetti di maggiori dimensioni in Europa (il maschio può raggiungere gli 80 mm), particolarmente  legato agli ambienti forestali meglio conservati, ricchi di vecchie querce. Il cervo volante è  minacciato dalla pratica silvicolturale errata di eliminare i vecchi tronchi. Nel legno marcescente, infatti, vivono numerose specie di insetti xilofagi come il cerambice della quercia (Cerambix cerdo), anch’esso presente nel vastese.  Le larve di questi insetti, oltre a garantire l’equilibrio ecosistemico delle foreste, sono una fondamentale  fonte trofica per gli animali del bosco.

Di grande rilievo anche l’avvistamento di numerosi esemplari di nibbio reale (Milvus milvus) e nibbio bruno (Milvus migrans), specie simbolo del vastese. Sulle colline tra il Trigno e il Sangro è presente una delle maggiori popolazioni d’Italia di nibbio reale (almeno 50-70 coppie), a conferma della necessità di istituire un Parco Naturale dei Monti dei Frentani.

Anche la sosta alla “Locanda del Brigante” di Furci è stata piacevole, a partire dalla cordialità e simpatia dei ristoratori. Notevole la location, con visuale panoramica sulle campagne e sul borgo storico di Furci. Naturalmente ottimo il menù, a base di ricette tradizionali del vastese. La convivialità degli associati ha fatto il resto, trasformando una semplice “pausa pranzo” in un simposio filosofico, con excursus sulle implicazioni dell’ipotesi Gaia, interessante teoria scientifica formulata da James Lovelock e Lynn Margulius nel 1972.

Nel pomeriggio l’escursione è proseguita nel  Bosco dei Briganti, in prossimità dell’abitato di Furci (Ch), con il gentile supporto degli amici dell’Associazione culturale “la Pitech”, che hanno saputo suggestionarci con le storie e le leggende furcesi sui briganti, che avevano i loro rifugi in anfratti e grotte all’interno del bosco.

Di ritorno dall’escursione, non poteva mancare una visita al ben conservato borgo medievale di Furci,  al Santuario del Beato Angelo e alla chiesa Madre.

Il nostro itinerario è proseguito poi verso l’Eremo di San Michele Arcangelo, in territorio di Liscia, importante luogo di culto immerso nel verde del Monte Sorbo. Al suo interno l’Eremo custodisce una piccola grotta ricca di stalattiti calcaree. Dalla volta e dalle pareti della grotta stilla una sorgente che si raccoglie in un incavo naturale.  Il clima e la pace del luogo e l’acqua limpida della sorgente ci hanno  rinfrancato e dissetato nel corpo e nello spirito.

Il viaggio è ripreso alla volta di Carunchio, verso la “Valle dei Sogni”. Bellissimi i boschi di cerro e faggio tra Carunchio e Torrebruna (Colle della Carunchina) e il piccolo castagneto, di origine antropica.  Il nostro itinerario si è concluso sul Colle della Carunchina, con visita alla piccola chiesa della Madonna della neve, immersa nella fitta faggeta di Torrebruna. Qui abbiamo potuto osservare numerose orchidee e vari esemplari di tasso (Taxus baccata), una rara conifera protetta.

Un itinerario consigliato a chiunque voglia immergersi nella natura e nella storia di questa terra poco conosciuta e ricca di piacevoli sorprese.

Foto articolo di: Elena Falcucci

LINK alla GALLERIA FOTOGRAFICA SULLA FAN PAGE DI FACEBOOK (foto di: Alessio Massari)